viaggiare

  • Why you should work with influencers!

    We speak to a lot of local, national and international brands here at “vivere viaggiando” and we’ve found that many know that they should be working with influencers, but they don’t exactly know why. read more

  • Lipston’s Seat e le piantagioni di tea in Sri Lanka

    Oggi visiteremo una delle piantagioni di tea più belle ed estese dell’intero Sri Lanka, in cima alle quali si trova il Lipton’s Seat dal quale è possibile godere di una vista davvero mozzafiato.

    Si parte da Haputale, situata nel centro sud del paese, molto nota per le piantagioni di tea iniziate da T. Lipton.
    Ad una altezza di ca. 15.000 metri sul mare, il paesaggio attorno alle coltivazioni è spettacolare: si hanno scorci di organizzatissimi appezzamenti di terra con le piante tutte in fila, suddivisi in blocchi ben precisi; una varietà di alberi altissimi sorgono dalle piantagioni regalando un po’ di ombra, addirittura a quest’altezza in mezzo a tutto questo vigoroso verde spuntano pure delle palme qua e lá!


    L’idea di far visita alla Factory è venuta spontanea quando una mattina svegliandoci all’alba per goderci il panorama dalla cima, abbiamo notato un autobus pieni di gente dirigersi ad una trentina di km dal centro cittá di Haputale, in una zona comunemente nota per le piantagioni di tea…infatti si stavano dirigendo tutti a lavoro.
    Al che abbiamo ben pensato di non accontentarci solo della meravigliosa vista delle piantagioni circostanti alla nostra Guest House immersa nel verde, ma di andare direttamente in visita alla madre di queste: La Dambatenne Tea Factory.
    Su consiglio del locali il giorno seguente ci siamo diretti in loco con un Tuc-tuc prima dell’alba, per goderci lo spettacolo della palla infuocata elevarsi dalle distese di tea.
    La strettissima strada, le curve ed i su e giú del piccolo mezzo hanno reso l’inizio della giornata un po’ avventuriero ed impazienti di arrivare sulla cima per apprezzare i primi raggi di sole sulla pelle, che dopo l’aria fresca del primo mattino risultano ancora piú piacevoli.


    Il costo del tuc-tuc è di 1200 Lkr per l’andata (fino alla Lipton Seat con il view point), e 1500 compreso il ritorno.
    Non abbiamo preso il bus semplicemente per arrivare prima del lavoratori e sistemarci in cima al View point detto Lipton’s Seat in attesa del sorgere del sole, magari sorseggiando una bella tazza di tea fumante.
    Per chi fosse interessato all’autobus verso la Lipton Factory da Haputale, la partenza è prevista intorno alle 07:00 una volta che il bus si è riempito, con un economico ticket di 28 Lkr.
    Per raggiungere il Lipton’s Seat, dove è possibile ammirare tutto il panorama da un view point bisogna pagare un ticket di 50 Lkr a persona e 50 lkr anche per il tuc-tuc se vi fate accompagnare fino in alto, altrimenti si pagano i biglietti senza includere il mezzo e si percorrono ca. 4 km a piedi fino alla cima.
    Una volta ammirato il panorama dalla cima, o ci si dirige verso la fabbrica di the a 7km di distanza a piedi oppure in Tuc-tuc.
    La fabbrica è operativa 24 giorni al mese, eccetto le domeniche di riposo in cui ovviamente non è visitabile.


    Per il tour al suo interno non ci sono orari precisi, si arriva all’entrata dove c’è il manager addetto alla visita ed appena si forma un gruppetto di persone il tour parte; dura 20 minuti al costo di 250 Lkr a persona.
    All’interno della fabbrica ci attende una visita guidata in Inglese con la spiegazione dei processi di produzione dei vari tea, sino al raggiungimento di 8 tipologie diverse derivanti dalla stessa qualitá di foglia di tea.
    Quattro di queste ultime sono le piú pregiate, mentre le altre subendo un tipo di lavorazione diversa sono meno elaborate e comunemente vendute a prezzi bassi.
    Ogni giorno vengono raccolti a mano all’incirca 20.000 Kg di foglie di tea dalla cima delle piante, e circa l’85% di queste sono foglie giovani dalle quali si ricava un prodotto finito migliore.
    Dopo la lavorazione si ottengono 4,600 kg giornalieri di tea finito da vendere alle aste nella capitale; di questi soltanto la metá vengono venduti alla Lipton, i restanti tutti ad acquirenti locali.


    Sembrerá strano che la Lipton Factory non venda tutto il prodotto esclusivamente alla Lipton appunto, in realtà della connessione tra la fabbrica e le piantagioni è rimasto solo il nome di Thomas Lipton, investitore e ideatore del marchio.
    Infatti l’attività iniziata nel 1800 da questo lungimirante personaggio che si innamorò del paesaggio di questa terra, diede luogo ad uno dei primi esempi di marketing “One to All”, ovvero di distribuzione da “Uno a tutta la massa”; in seguito la fabbrica venne rilevata la un imprenditore Cingalese che tutt’oggi continua a condurre l’attività iniziata piú di 200 anni fa.



  • La cerimonia di cremazione a Varanasi

    Per qualsiasi persona che abbia girato l’India l’arrivo a Varanasi è accompagnato dalle solite cose che si trovano nelle altre cittá: il caos del traffico congestionato, il sovrappopolamento ed i forti rumori.

     

    Eppure nell’aria si avverte qualcosa che la distingue e la rende unica questa sacra cittá meglio conosciuta come Benares o Kashi dagli indi.

    Varanasi è forse più la cittá dei morti e dei morenti che dei vivi, infatti è la cittá di Lord Shiva il distruttore.

    Gli Indù raggiungono la città con il desiderio di morirvi e liberarsi dal ciclo di reincarnazione attraverso il Moksha, arrestando così il perpetuo ciclo di vita e morte dopo aver abbandonato il corpo in questa vita terrena.

    Questo è quello che spinge gli Indù ad avere come aspirazione massima il rito di cremazione sulle rive del sacro fiume Gange.

    Attenzione, non pensate che le cremazioni avvengano solo a Varanasi, ma questo è il posto piu auspicable in quanto contiene il cosidetto “sacred eternal fire”.

    Quest’ultimo, usato nella cerimonia di cremazione assieme all’acqua del fiume Gange fungerebbero da elementi purificatori nella celebrazione funebre.

    Questa cittá è intensa e complessa e proprio mentre nella sacralitá della cerimonia funebre me ne stavo lì a pensare è arrivato il solito avvoltoio di turno a cercare di lucrare sulle morti altrui.

    L’india in generale è un po’ così, imprevedibile…

    Sono così legati alle loro celebrazioni e sacralità ma poi arriva uno sciacallo qualunque e smonta tutto.

    Non solo alcuni vogliono “permetterti” di fare foto ai defunti (che non sono nemmeno loro parenti) ma altri cercano di spacciare ai turisti in prossimitá del Ghat perché sanno che è territorio fertile, pieno di turisti pronti all’acquisto.

    Così tra un celebrazione e l’altra oltre ai canti dei parenti che trasportano i loro cari, si sente bisbigliare un leggero “Hashh… Weed…Marjuana..?”..che rovina l’atmosfera.

    Ma giustamente dobbiamo aspettarci anche questo dal momento in cui “noi occidentali” prima di tutto, li abbiamo abituati a questi atteggiamenti.

    Mentre i pensieri vagavano, cercavo anche di seguire il rituale funebre in mezzo a tutto quel caos.

    La prima volta non si dimentica facilmente, perchè ci si sente un po’ fuori luogo e forse anche di troppo, ma poi ci si rende conto che lì in mezzo rappresentiamo solo un puntino in mezzo ad una folla.

    Ognuno pensa al proprio dolore, al proprio lavoro da portatore del fuoco sacro oppure a trasportare il legno delle pire.

    Quando i maggiori sentimenti contrastanti passano ci si concentra solo su ciò che si vede, cercando di restare anche un po’ freddi per non farsi sopraffare dalle emozioni.

    Per non reagire di pancia ed in maniera emozionale alla celebrazione, facevo quasi finta che vedere un piede che lentamente prende fuoco e cambia colore non mi toccasse, non mi facesse rabbrividire.

    Immediatamente si cerca di combattere anche la minima possibilitá di sentire gli odori, oppure di allontanare la fuligine dei cadaveri che ci si posa sui tuoi vestiti e ti entra nelle narici.

    Si cerca di assistere ed osservare come se fossimo dall’altra parte di uno schermo, lontani ma non troppo, da non perderci ogni minimo dettaglio e passaggio del rito.

    Non c’è stata occasione in cui non abbia ammirato questa “condivisione del dolore”, questa celebrazione così forte, significativa e dal rituale ben preciso.

    I corpi vengono trasportati verso i Ghat da amici e parenti, tutti rigorosamente di genere maschile ed accompagnati da canti che scandiscono il passo ed esprimono spesso anche il loro dolore.

    Il defunto viene avvolto da diversi strati di teli bianchi e pure arancioni/rossi verso l’esterno; infatti ognuno dei famigliari una volta che il cadavere viene posato sulle rive dei fiume, posa un panno sul cadavere fino a quando non è ricoperto da numerosissimi veli.

    Il defunto viene poi lavato nel fiume, a volte vengono in parte spogliati mentre altre direttamente immersi con i tutti i teli.

    Solamente il viso resta scoperto in questa fase, in quanto la procedura di purificazione prevede l’immersione del corpo e poi con cura si posa un pugno d’acqua nella bocca del defunto e di colui che esegue il rituale.

    Nel frattempo, alcuni degli addetti al fuoco compongono le pire di legno in attesa del corpo.

    Una volta sistemato il corpo sulla pira, altro legno viene posto sul defunto per bloccarlo ed evitare che contrazioni involontarie dovute dalla combustione lo facciano muovere oppure come successo in casi peggiori, il busto si alzi come se fosse seduto sulla pira.

    Per evitare che durante la combustione vengano emanati cattivi odori, trucioli di sandalo vengono sparsi sul corpo e sulla pira per i meno abbienti, mentre chi può permetterselo compra direttamente tronchi di sandalo.

    Una volta organizzato tutto, un addetto al tempio porta la fiaccola con il sacro fuoco eterno, che si dice bruci nel tempio da ca. 3000 anni.

    La fiaccola viene data ad un membro maschile della famiglia della vittima, solitamente il figlio maschio, il fratello o marito..mai alle donne comunque.

    Questo per una ragione precisa, perchè l’uomo che appiccherà il fuoco, deve passare per un rito che prevede la purificazione nel fiume attraverso il bagno, la rasatura dei capelli ed indossare una semplice veste bianca.

    Per 11 giorni dalla morte del defunto in segno di lutto, tutta la famiglia e soprattutto quest’ultimo, devono condurre una vita semplice e fatta di rinunce.

    Devono dormire per terra, indossare delle vesti umili e poco appariscenti e mangiare un solo pasto al giorno.

    Appena la fiaccola viene data al destinato alla cerimonia, esso inizia a recitare delle preghiere e girare in cerchio intorno alla pira per 5 volte, per aiutare l’anima del defunto a connettersi con i 5 elementi naturali; dopo di che il fuoco viene appiccato a partire dai piedi.

    Le donne possono partecipare alla cerimonia, ma ad una sola condizione: non sono ammessi pianti ad urla, perchè impedirebbero al defunto di lasciare questo mondo in maniera pacifica.

    Infatti l’ascensione dell’anima verso il Nirvana deve essere pura, non triste e dolorosa.

    Il corpo brucia sulla pira per 2-3 ore solitamente, ma questo dipende anche dalle fattezze del defunto: infatti quelli dal peso più pesante hanno bisogno di piú legna e di bruciare più a lungo ovviamente.

    Al termine della cerimonia, oltre alla cenere alcune parti come il cranio ed il bacino spesso resistono alla cremazione, ed i resti non carbonizzati, vengono raccolti in un vasetto di terra cotta e poi liberati nel fiume.

    Purtroppo la corrente del fiume spesso riporta i resti verso la riva, dove cani randagi attirati dall’odore attendono con impazienza il loro “pasto”.

    Diversamente da come ci si aspetterebbe, non tutti gli Indù vengono cremati attraverso la stessa cerimonia funebre;

    Infatti i Sadhu, detti anche Holy Man, donne in dolce attesa e bambini al di sotto dei 10 anni vengono considerati puri, quindi non necessitano del rituale di purificazione.

    Infatti questi ultimi vengono semplicemente avvolti in un telo bianco e posati sulle acque del sacro fiume.

  • Caos in India per le nuove banconote – Info per tutti i turisti

    Colpo di scena in India…demonetizzate” tutte le banconote da 500 e 1000 Rupie!!!

    La drastica decisione è stata presa dal Governo Indiano muovendo i primi passi verso la lotta al “black money“, ovvero il “danaro nero” acquisito attraverso attività legali senza aver però dichiarato il vero profitto di queste, evadendo tutte le tasse ed i contributi del caso. 

    I “dirty money” invece, sono i cosiddetti “soldi sporchi” provenienti da ogni sorta di attività illegali in India. Questa mossa è stata del tutto inaspettata ed imprevista, ma mirata ad impedire corruzione di ogni forma in quanto a breve in India ci saranno le elezioni. Ciò che risulta certo, parlando anche con la gente ed i gestori di attività di ogni tipo è che questo provvedimento ha sicuramente danneggiato più i commercianti “in regola” e la gente comune facendo una considerazione a breve termine, per quanto riguarda il lungo termine sarà da vedere. Una delle piaghe dell’India e causa di disagio é la circolazione di banconote false, infatti si stima che il 50% delle banconote da 1000 rupie in India siano false; ogni 10.000 banconote, 250 di queste sono false, ed il 10% in più delle contraffazioni riguarda tagli da 100 e 500 Rupie.

    Ecco spiegato il perché di questa avventata mossa prima delle elezioni, che ha costretto il governo a provvedere al ritiro immediato ed alla “demonetizzazione” delle banconote da 500 e 1000 rupie. Il disagio vero di questa mossa, per la gente comune è stato proprio il fatto che la notizia è stata diffusa nel telegiornale della sera, con effetto immediato dalla mezzanotte del giorno stesso; tuttavia il voluto effetto sorpresa da parte del governo voleva proprio togliere la possibilità alle organizzazioni criminali di poter organizzare una contromossa in vista del ritiro delle banconote.

    La procedura di ritiro delle banconote prevede la consegna di queste presso le banche nelle quali i possessori hanno il conto corrente, altrimenti chi non ha alcun conto bancario può fare una fila interminabile per poter cambiare solo 4.000 rupie al giorno nella stessa filiale. Potrete immaginare il disagio causato alle attività che sono rimaste a corto di banconote di taglio piccolo, custodite oramai gelosamente! Tutte le attività hanno appeso cartelli in cui viene indicato che non accettano banconote da 500 e 1000 rupie e per i turisti rappresenta un grandissimo inconvenevole.

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    Vi chiederete perché…e la risposta è semplice: qualsiasi turista che cambia cospicue quantità di soldi negli sportelli di “exchange money” viene ripagato con banconote di grosso taglio; stessa cosa quando si prelevare negli ATM, in molti per evitare di ritirare troppe volte e pagare elevati costi di commissione tendono a ritirare il massimo consentito, che viene ovviamente emesso in tagli da grossi.

    Quindi moltissimi turisti si sono trovati elevate somme di denaro per le mani, costituite da banconote “demonetizzate” che nessuno è più disposto ad accettare; gli hotel, i ristoranti, i negozi e nessun ufficio pubblico ovviamente. Il problema per i viaggiatori che si trovano in questo paese al momento è non solo di riuscire a trovare luoghi che accettino pagamenti in carta di credito, ma anche di riuscire a cambiare effettivamente tutto questo danaro.

    Nonostante numerose banche si dimostrino amichevoli e pronte ad aiutare i turisti, il limite di cambio è comunque basso e nella peggiore delle ipotesi quando si devono fare file di centinaia di persone si rischia di passare la giornata intera in fila per poi essere mandati via in quanto non vi è più alcun cambio disponibile. Insomma è davvero il caos!

    Un’ altro grande cambiamento da parte del governo Indiano, è stato quello di introdurre una nuova banconota da 2.000 rupie, oltre ad aver ovviamente cambiato quelle da 500 e da 1000. Se il settore turistico rappresenta uno di quelli colpiti in maniera particolare, ce ne sono ovviamente altri danneggiati in egual modo: infatti, la vendita di oro, diamanti e gioielli ha subito un drastico declino.

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    Dalle affermazioni ufficiali rilasciate dal presidente Indiano ed altri esponenti del governo dopo la manovra, sono state dichiarate la aspettative che hanno condotto a questa decisione: diminuzione della attività appartenenti alla criminalità organizzata, drastica riduzione della corruzione, incrementare l’utilizzo delle carte di credito e quindi delle transazioni legali, aumentare le entrate attraverso la tassazione del denaro in entrata attraverso le transazioni legali, infine il ritiro del denaro falso in circolazione rappresenterebbe un forte deterrente contro il riciclo del danaro sporco in questo specifico periodo di elezioni.

    Il Governo ha dichiarato di rendersi conto della situazione di caos enorme che graviterà sull’India ma ha anche detto che é preferibile il caos delle prime settimane per avere la possibilità di ottenere delle elezioni meno “inquinate”.



  • Assistere alle cremazioni di Varanasi

    Il primo giorno a Varanasi, una volta lasciata la Guest House per dirigerci verso i ghat, pensieri di ogni sorta si facevano strada nella mia testa: ” sarà giusto guardare, documentare o semplicemente stare lí in mezzo come dei pomodori?!…o magari si offendono e ci mandano via.. ” 

    Mano a mano che ci avvicinavamo ai ghat, oltre agli odori forti presenti nei vicoli, una coltre di fumo si ergeva in lontananza.

    Il respiro cambia, è più lento e faticoso ed anche l’odore ha un che di strano, ma famigliare.

    Prima di uscire dal vicolo siamo stati travolti da numerose orde di persone che cantando e trasportando il defunto si facevano spazio in mezzo alla folla .

    Il loro passo era deciso e andava a ritmo della loro cantilena che svaniva mano a mano si allontanavano in quel labirinto di vicoli.

    Le cose iniziavano ad apparire diverse ai nostri occhi, tutto sembrava muoversi ad una velocità diversa, così anche noi iniziavamo a prenderci il nostro tempo per capirle ed elaborarle.

    L’ultimo gruppo di famigliari che trasportavano il defunto davanti a noi, poco prima di affacciarsi sul ghat si ferma bruscamente, facendo sbattere il trasportino di legno nel muro del vicoletto, un toro si era sdraiato 
proprio davanti all’uscita.

    Qualcuno ha iniziato ad urlare e a smuovere il toro con un bastone raccolto per terra e le sue urla in breve si sono amalgamate ai canti dedicati al morto ed il toro si è spostato.

    In breve ci siamo trovati ad ammirare quello spettacolo, unico e suggestivo delle cerimonie funebri sui ghat.

    Pire di fumo si ergono alte verso il cielo colorandolo di grigio.

    La stessa nube grigia avvolge i ghat e la zona circostante, rilasciando nell’aria una leggera fuliggine che si posa dolcemente ovunque.

    Intanto piramidi di legno bruciano senza sosta, la temperatura ed il calore aumentano ed in un attimo vi sembrerà di trovarvi in un girone dell’inferno Dantesco.

    All’improvviso non ci sono più pensieri, la mente si libera e si osserva: i suoni ed i canti sembrano scandire il tempo velocemente, mente la preparazione del defunto ed il rito di per sè sembra lento…o almeno questa è la percezione assistendovi la prima volta.

    Dopo aver assistito a tutto il rituale attentamente e silenziosamente, penso che effettivamente nessuno si è curato della presenza dei turisti stranieri che assistevano alla cerimonia.

    Al contrario in segno di rispetto ti fanno sedere nei gradoni davanti alle pire che bruciano per farti vedere meglio.
Parlando con degli “avvoltoi” del caso, uno dei tanti ci ha chiesto che se volessimo fare delle foto e che sarebbe stato possibile con un “offerta”.

    Al che ricordo di avergli detto: ” ma scusa, la foto non impedirebbe all’anima di lasciare questo modo tranquillamente senza alcun problema?” .. E lui ha risposto di no.

    In merito a questa domanda abbiamo ricevuto svariate risposte ed alcune molto convincenti sebbene affermassero cose diverse.

    Quella con cui mi sono trovata d’accordo è stata la risposta di un ragazzino che vedendomi con una macchina fotografica appesa al collo mi ha fatto cenno di si con la testa.

    Gli ho detto chiaramente “no photo”, come a dire che non avevo intenzione di farla e lui mi ha detto che era ok, che quella è una cerimonia aperta a tutti proprio per essere condivisa.

    Il ragazzo ha continuato sostenendo la sua tesi in maniera convincente, al che mi è venuto il dubbio che fosse così accomodante perchè volesse poi chiedere la solita “offerta”.

    Infatti era così, però quello che aveva detto mi ha dato da pensare.

    Effettivamente tutto viene fatto alla luce del sole per essere condiviso, perchè la morte qui non viene vista come un dolore personale da vivere all’interno delle mura di una casa e solamente con i cari o parenti più stretti.

    Quì no! La morte coesiste tranquillamente con la vita, oserei dire che Varanasi sembra appartenere piú ai morti che ai vivi.

    I canti, le preghiere, la meditazione e la quotidianità stessa viene condotta in maniera tale da assicurarsi un “proseguo” migliore dopo la morte.

    In fondo Varanasi è speciale per questo, tutti gli Hinudisti vogliono morire quì.

    Tutti vogliono essere cremati con la sacra cerimonia sulle rive del fiume, ed assicurarsi di raggiungere il Moksha (ovvero il loro paradiso) e terminare il ciclo di reincarnazione.

    Per loro la vita terrena è solo uno stadio di passaggio, ma non l’ultimo.

    Per questo la morte viene concepita in maniera diversa, dolorosa sicuramente, ma con la ferma convinzione che ciò che brucia sulle pire sia solo il corpo e non l’anima.

    Da quel primo giorno in poi ogni volta che ho potuto ho assistito a tutte le cerimonie, ogni volta che ce n’era l’occasione…e se non c’era la cercavo!

    Non è per intromettersi o guardare furtivamente da turista del caso, ma è proprio per cercare di capire.

    Capire come vivono il dolore, come lo metabolizzano e con quale facilità lo condividono.

    Non c’è una sola volta in cui assistendo non abbia imparato qualcosa.

    Sono esperienze che ti arricchiscono e che trasmettono sensazioni inspiegabili.

    Paradossalmente la morte a Varanasi va “vissuta” per essere capita…o almeno vale la pena provarci.

    Una parte dura da accettare è rendersi conto di respirare la cenere dei morti, di vedere la fuliggine sui propri capelli e vestiti.

    In fondo riflettendoci meglio però…perchè dovrebbe stupire ? Qui la maggior parte delle cose che vediamo rimandano al “medioevo”: come dentisti che operano all’aperto con una sedia su un marciapiede e gli arnesi appoggiati ad un comodino decadente in mezzo alla strada.

    Abbiamo assistito a scene in cui questi “dottori” estraevano qualcosa dalla bocca del paziente, e subito dopo “sbatacchiassero” il bisturi per poi ripulirlo su stracci sporchissimi.

    Tutto questo accadeva “tranquillamente” nel vicolo di una delle vie più trafficate della cittá.

    Spesso abbiamo visto gente lavarsi mani, denti ed addirittura fare il bagno ai bimbi nei ruscelli delle fognature che scorrono ai lati delle strade.

    Per non parlare di quelli che vi lavano le stoviglie, le stesse in cui viene posto il cibo per turisti e locali che mangiano nella “bettola di turno”…come noi.

    Abbiamo visto topi delle dimensioni di tassi girare vicino alle persone, come se fossero turisti a passeggio, per non parlare di quelli che convivono insieme a camerieri e cuochi all’interno dei ristorantini locali lungo le strade.

    Nonostante ogni giorno si vedano cose forti, sono tutti dei pezzetti di un puzzle che rappresentano perfettamente Varanasi.

    Questa è una città complessa, ricca di vita, morte, contraddizioni e curiosità…ecco perchè secondo molti vi risiede il cuore dell’India.

    Secondo me Varanasi non va per forza capita, ma va accettata, come va accettato il loro modo di concepire e vivere la morte.

    Se loro per primi desiderano condividere pubblicamente un avvenimento che per noi è solitamente intimo, famigliare e per pochi, non dovremmo assolutamente sentirci in difetto ed anzi assistere alle cerimonie funebri e cercare di imparare e custodire questi preziosi attimi così diversi dalla società occidentale.



  • Ogni giorno a Varanasi è il primo giorno

    Gia l’arrivo in treno in questa favolosa cittá dice molto: un’infinita rete di ferrovie, binari, corsie e ponticelli che si accavallano per andare da una piattaforma all’altra; persone, ci sono persone ovunque!! 

    Comincia ad esser più chiaro perchè molti sostengano che la vera India sia qui a Varanasi!

    Come metterete il piede fuori dal vagone verrete letteralmente travolti, finirete in un vortice di persone e senza neanche rendervene conto e vi ritroverete all’uscita della stazione scortati da qualche autista di tuc-tuc che promette di non fregarvi sul prezzo della corsa!

    Nel frattempo forti odori cominceranno a turbarvi: dalle piccole carrette di street-food si elevano colonne di fumo d’incenso accompagnate da fragranze forti e speziate, seguite da odori sgradevoli ed inspiegabili, dall’olezzo di sudore a quello nauseabondo dei cumuli di immondizia parcheggiata un po’ ovunque.

    Una volta usciti dalla stazione, eserciti di tuc-tuc parcheggiati ordinatamente aspettano di avventarsi sui turisti come leoni sulle prede; da lì in poi urla, rumori, clacson e contrattazioni di qualsiasi genere predominano sul resto!

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    Un giovane che ci aveva fatto strada uscendo dalla stazione ha brevemente guadagnato la nostra fiducia, proponendoci un prezzo più che buono di 50 rupie per raggiungere una guest-house nei pressi del Manicharnika Ghat.

    Il viaggio in tuc-tuc è un must dell’esperienza di viaggio in India!

    Preoccupati dalla guida sportiva di quello che a noi sembrava un giovanissimo autista, abbiamo poi scoperto, grazie alla sua spiegazione che il gioco di guida Indiano si basa su un’unica regola: il “no touching”, ovvero non ci si tocca mai; così si evitano incidenti.

    Il conducente, più che trentenne invece, ci ha detto che sono pochissimi gli incidenti, sebbene il traffico sia “fuori controllo”, disorganizzato e come se fosse ora di punta in ogni momento della giornata.

    La sua esperienza di guida ci ha da subito conquistati e dato un assaggio di follia Indiana!

    Raggiunta la guest house, passando per una piccola viuzza che si dirama dalla via principale, odori forti ci hanno annebbiato per un attimo la mente..

    Ci siamo affrettati a salire le lunghe scale per raggiungere la stanza al 3° piano e dopo una breve contrattazione abbiamo raggiunto un accordo sul prezzo per notte, ovvero 450 rupie in camera doppia, veramente un’affare se rapportato alla qualità che offriva la struttura.

    Dopo esserci rinfrescati ed aver guardato velocemente la mappa della città per decidere almeno la direzione in cui andare, siamo ritornati sulla via principale per gustarci ufficialmente il nostro primo giorno a Varanasi!!

    Fortunatamente non è periodo di monsoni, quindi non c’è alcuna umidità; il caldo però si è fatto sentire.

    Ricordo di aver comprato una bottiglia gigante di acqua da 2l per 30 rupie ed aver detto convinta “adesso la finisco tutta”…invece no, solito sorso da criceto e via verso i Ghat!

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    La main street è ipertrafficata: risciò ovunque, tuc-tuc a non finire ed a sorpresa macchinoni del tutto fuori luogo che sbucavano da vicoli improbabili. Tutto sembra surreale nelle prime ore.

    A perdita d’occhio ciò che sembra un esercito di piccole formiche colorate che si muove rapidamente è invece un’ esercito di persone.

    Dai vicoli sbucano venditori di ogni genere bisbigliando: ” fumo, hashish, marjuana ..?!” , elencandoti una variante di nomi e qualità di droga a non finire…

    A quel punto ci viene da chiederci se la maggior parte dei turisti che vengono qua non ne abusino così tanto da catalizzare i propri viaggi solo sul consumo di oppiacei e droghe varie, altrimenti non si spiegherebbe perché qualunque piccolo spacciatore si avvicini per offrirti qualcosa mentre calcoli poco e niente i locali.

    Altri, invece propongono affari d’oro sull’acquisto di articoli in cashmer o souvenir vari… Per loro sfortuna però noi viaggiando per due anni non possiamo concederci alcun tipo di acquisto ‘turistico’ perché appesantirebbe il nostro zaino a non finire.

    Dalla strada principale decidiamo di buttarci dentro dei violetti che sembrerebbero affacciarsi sui Ghat, lì siamo stati travolti dal tanfo delle fogne a cielo aperto e dei cumuli di letame delle loro adorate vacche sacre.

    Sono cose difficili da spiegare a parole, gli odori soprattutto… Quelli sono unici.

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    Sono tanti, differenti e contrastanti e soprattutto quelli nauseabondi una volta che salgono su per le tue narici faticano ad andar via velocemente…Sono forti e pungenti, di quelli che ti fanno strizzare gli occhi e gridare “Oddio… Non è vero.. È impossibile..”

    Già, così pensavamo, invece poi abbiamo scoperto che una costante dell’India è questo sentore di urina ad ogni angolo delle strade e nonostante anche qui a Varanasi ci siano diversi orinatoi pubblici, la maggior parte della gente si sente libera di farla come i cani…un po’ dove capita insomma.

    Una volta usciti da questo labirinto di cunicoli ci siamo trovati davanti lo spettacolo del Gange e delle immense scalinate dei Gath che vi si immergono.

    Le emozioni ed i pensieri sono tanti e tutti contrastanti, un’ po’ come gli Indiani, le loro credenze e ciò che fanno…

    Quel giorno avrei voluto che la giornata durasse il doppio delle ore per continuare a guardare e cercare di capire.

    Capire come mai un luogo così unico e sacro sia diventato una discarica;

    Come mai animali venerati come le vacche anziché essere spostati in campagna a pascolare vengano lasciati in città a mangiare immondizia;

    Chiedersi perché scimmie e cani, sacri come le vacche vengano ignorati, spesso maltrattati e lasciati a morire lungo le rive del Gange.

    Poi riflettendo oltre, non possiamo chiederci perché non si provi compassione per gli animali quando centinaia di anziani vivono proprio lì, sulle inquinate e sporche sponde del fiume in attesa di morire.

    Centinaia di anziani costretti a mendicare per poter comprarsi un po di Chai e qualche Chapati per arrivare al giorno dopo.

    Altri, indifesi allo stesso modo sono i bambini.

    Girano lungo i Gath fino a tarda notte provando a racimolare qualche spiccio vendendo candeline o altre “cianfrusaie”.

    La prima impressione su questa città è stata quella di essere tornati in un posto a cui appartenevo, dal quale mancavo da tempo (Anche se non c’ero mai stata).

    La sensazione che si prova è molto strana, le contraddizioni sono tante e tutto è elevato all’ennesima potenza : suoni, rumori, odori, colori, fragranze….tutto!

    Per non parlare dell’esperienza dei Ghat di per se e delle cerimonie di cremazione che sono uniche!

    Questo è stato il primo giorno a Varanasi, ma pur avendocene passati 15 posso dire che ogni giorno a Varanasi è il primo giorno!!

    C’è sempre qualcosa da imparare, qualcosa per cui stupirsi e qualcosa su cui riflettere.

    Talvolta quando si pensa di aver capito qualcosa su questa città, si scopre dell’altro che smonta tutte le nostre convinzioni… Questa è una di quelle città da vivere, giorno per giorno!



  • Visitare Lumbini, la città natale di Buddha | Info e costi

    Partendo da Kathmandu è possibile raggiungere la città attraverso un Tourist Bus, in circa 8 ore al costo di 600-700 rupie nepalesi ( 5-6€).

    I bus si fermano però ad un ora di distanza dal complesso di templi Buddisti, scaricandovi nella zona centrale di Lumbini dove è meglio fermarsi per la notte nella prima Guest House che vi capita nel caso arrivaste di tardo pomeriggio!

    Una cosa buffa che ci è capitata mentre cercavamo un posto in cui passare la notte, è che in qualsiasi posto in cui chiedessimo una stanza ci dicevano sempre che erano pieni.

    Fino a quando un po’ scoraggiati ed offesi non abbiamo chiesto chiaro e tondo ” perché non ci volete?”

    Il titolare di una Guest House, un po’ titubante, ci ha risposto dicendoci che per noi non era all’altezza, che erano camere semplici in cui andavano solo i locali;

    “Di solito i turisti non vengono qui, vanno altrove..”

    Al che, non volendo passare per quelli che si sentono al di sopra dei locali, ed avendo deciso di condividere il maggior numero di esperienze possibili, ci siamo detti: “proviamo, poi è solo per una notte”.

    La camera era veramente molto povera di comfort ed assolutamente essenziale, ma quello per noi non era un problema, invece la pulizia si!

    È stata una lunga notte, passata a combattere le zanzare ed i forti odori che venivano dal bagno che comunicava con la stanza senza essere separato da un muro con la stessa.

    Il giorno seguente abbiamo chiesto indicazioni e siamo partiti per la città natale di Buddha.

    Abbiamo preso un mini van lungo la strada principale, il tragitto è durato una trentina di minuti ed eravamo diretti verso la più vicina stazione dalla quale partono tutti i bus, al Buddha Chowk (Costo 50 rupie a persona, 0,42€).

    Una volta arrivati alla stazione di Buddha Chowk, abbiamo preso un piccolo bus diretto verso la città natale di Buddha; stavolta il viaggio è durato una quarantina di minuti, allo stesso costo di 0,42€.

    Una volta arrivati, l’autobus scarica i passeggeri proprio sulla via principale, in cui si diramano Guest House e Hotel per un centinaio di metri.

    È’ possibile trovare buone Guest House a 400 rupie (ca 3,50€) con doccia interna e buon wi-fi, e la nostra era dotata anche di una rete a baldacchino che proteggesse dalle zanzare.

    Altrimenti, negli Hotel si arriva a pagare fino alle 1.800 rupie per stanza (Ca. 15€).

    La cosa che colpisce subito dopo essere arrivati, è che sembra di stare in mezzo ad uno di quei racconti Biblici in cui le cittá venivano sommerse da locuste e cavallette; anche se moooolto fastidiose, ammettiamo che dopo un’ po’ ci si abitua…più o meno.

    Lumbini è stata una grandissima sorpresa, perchè oltre che ad essere una delle cittá meno costose del Nepal, è anche una di quelle che ha più da offrire!

    Infatti è possibile visitare il luogo sacro in cui è nato il Buddha al costo di 200rupie a persona (1,70€) + una fee di 0,50rupie (0,40€) per poter portare la macchina fotografica all’interno.

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    In più ospita anche un circuito di templi Buddisti di altri paesi, costruiti nella città sacra in forma di omaggio (come: Germania, Thailandia, Vietnam, Cambogia, India, Sri Lanka, Giappone, Myanmar ecc..).

    Tutti visitabili senza dover pagare nulla, volendo si possono lasciare delle offerte che vengono utilizzate per provvedere al mantenimento di queste.

    Inutile dirvi che ogni tempio è diverso e l’architettura rispecchia la nazione di origine, tutti sono sorprendentemente particolari e bellissimi!!!

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    Ci siamo stupiti del fatto che questo circuito di templi venga pubblicizzato pochissimo, e si parli solo di pochi elementi caratterizzanti della città.

    La città di Lumbini è un luogo perfetto per la meditazione e dotato di un senso di pace molto particolare, tanto che anche due “casciaroni” come noi l’hanno notato! 😛

    Inoltre il rapporto qualità-prezzo della città è ottimo, e conveniente come pochi!

    Dopo la bellissima esperienza in questo luogo mistico, consigliamo assolutamente di visitare la bellissima Lumbini!



  • Come richiedere il visto per l’India quando si è all’estero

    Richiedere il visto indiano non è affatto complicato, ma a seconda del paese dal quale fate la richiesta vi sarà possibile avere periodi di permanenza più o meno lunghi.

    Questa variabile è ovviamente da attribuire alla relazione che c’é tra l’India ed il paese dal quale effettuate la richiesta.

    Il visto non può assolutamente esser richiesto una volta arrivati alla dogana Indiana, va richiesto prima, sia che partiate dall’Italia attraverso le ambasciate Indiane di Roma e Milano, sia che siate all’estero tramite l’ambasciata Indiana del paese in cui vi trovate.

    Di solito prevede un’arco di tempo di una settimana, di conseguenza è consigliabile restare tutta la settimana nella città in cui si trova l’ambasciata e di trovarvi direttamente una Guest House nei pressi (così se vi dimenticate qualcosa potete “correre a casa” e prenderla!).

    La prima cosa da fare per avviare il processo è andare sul sito ufficiale dell’ambasciata Indiana e compilare la pratica Online.

    Fate attenzione e riempite tutti i campi correttamente dando motivazioni e spiegazioni sensate, altrimenti errori di copiatura come N° passaporto e dati anagrafici possono compromettere l’esito negativamente se consegnato inesatto.

    Se invece vi accorgete di errori durante il ricontrollo finale pre-stampa, dovreste iniziare la pratica online da capo ed assicurarvi di compilarla in maniera esatta!

    Una volta compilato il Form Online, dovete stamparlo.

    Prima di recarvi all’ambasciata del paese ospitante in cui vi trovate, controllate gli orari di apertura ed assicuratevi di essere lì una mezz’oretta prima, per trovarvi in cima alla fila e ricontrollare di avere tutto ciò che vi serve!

    Per evitare disguidi alle Ambasciate, pongono sempre delle macchinette per prendere il numerino, quindi ricordatevi di prenderne uno appena entrate !

    COSA SERVE PER FARE LA RICHIESTA DEL VISTO INDIANO?

    -Compilare il Form online/modulo del visto correttamente e Stamparlo;

    -1 foto da passaporto

    -1 fotocopia del passaporto

    -1 fotocopia del visto del paese del quale fate richiesta

    (ad es. noi facevamo richiesta dal Nepal)

    -Soldi per pagare la Fee / tassa

    Se avete bisogno di periodi di permanenza in India più lunghi, rispetto a quelli concessi oppure difficilmente concessi da alcuni paesi, vi consigliamo di scrivere una lettera che motivi la vostra richiesta (nel nostro caso ha funzionato e siamo riusciti ad ottenere qualche mese in più).

    Questa lettera va stampata ed allegata al vostro dossier al momento della consegna in Ambasciata.

    Ad esempio in Nepal, a 30 metri dall’Ambasciata Indiana c’è una specie di copisteria che si fà carico della compilazione della pratica + tutti gli extra del caso che servono ai seguenti prezzi:

    500 rupie per la compilazione del modulo online + stampa

    300 rupie per la foto tessera delle dimensioni richieste

    25 rupie a fotocopia ( per Passaporto e visto Nepalese)

    Questa opzione non è solo consigliata per i piú pigri, ma anche per quelli che vogliono avere più chance di ottenere il visto Indiano e non sono sicuri delle risposte da dare nel modulo.

    In questo piccolo “ufficio” sanno giá esattamente come muoversi per la richiesta e che risposte dare, con tanto di contatti Indiani se servono… Quindi se siete titubanti, vi consigliamo di investire qualche euro in più ed essere sicuri di compilarlo correttamente!

    COME SI SVOLGE LA PROCEDURA DI RICHIESTA?

    Di norma la richiesta si conclude nell’arco di 1 settimana ,che prevede 3 incontri (se tutto va bene):

    PRIMO INCONTRO

    É consigliabile avviare le pratiche di lunedì per procedere al ritiro il lunedì seguente, portando:

    ⁃ IL VOSTRO PASSAPORTO + FOTOCOPIA

    ⁃ FOTOCOPIA DEL VISTO DEL PAESE DAL QUALE FATE RICHIESTA; (Noi facendo richiesta dal Nepal abbiamo fotocopiato la pag. di passaporto con il visto Nepalese).

    ⁃ 1 FOTO TESSERA FORMATO PASSAPORTO

    ⁃ MODULO DI RICHIESTA DEL VISTO ONLINE STAMPATO

    ⁃ LETTERA STAMPATA (se avete richieste particolari)

    ⁃ SOLDI per pagare la Fee per la richiesta del visto; ( Il costo per la richiesta del visto Indiano dal Nepal è di 4,800 Rupie a persona, ca. 41€, sia che il visto venga rilasciato per 1 mese o 6 mesi)

    Appena entrate in Ambasciata ricordatevi di prendere il numerino per la fila!

    Una volta consegnato tutto e pagato la Fee, (oppure é possibile pagarla al secondo incontro), allo sportello vi rilasceranno uno scontrino con la data del secondo incontro. (che di solito è il giorno dopo, a meno che non ci siano festività in mezzo).

    .

    SECONDO INCONTRO

    Di solito avviene di pomeriggio in Nepal; quindi pendere il numerino per la fila e presentarvi con lo scontrino rilasciato la volta precedente ed il vostro passaporto dietro.

    Viene comunicato l’esito della richiesta di visto!

    Se positivo viene ritirato il passaporto per potervi applicare il visto e viene controllato (attraverso lo scontrino) se avete già effettuato il pagamento.

    Al termine vi indicano il giorno di ritiro del passaporto; ( se avviate le pratiche di lunedì e non vi sono festività in mezzo, il ritiro dovrebbe essere sempre di lunedì).

    TERZO INCONTRO

    In Nepal vi presentate in ambasciata per il ritiro del passaporto dalle 17.30 alle 18.00

    Non dovete fare la fila, di solito vi presentate dicendo che dovete ritirare il passaporto e vi fanno passare senza troppi indugi.

    Il ritiro dura 2 minuti d’orologio.

    Da quel momento in poi siete liberi di andare in India e godervi il vostro viaggio!!

    Una pecca dell’Ambasciata Indiana é che il visto parte dalla data dell’approvazione (ovvero il secondo appuntamento), quindi una volta ritirato avrete già perso diversi giorni.



  • Il nostro Nepal – Viaggio di 3 mesi tra Kathmandu, Pokhara e Lumbini

    Il Nepal, un paese sicuramente speciale per noi, in quanto è stata la nostra seconda meta di viaggio del giro del mondo, nonché primo paese del continente Asiatico.

    Prima di arrivarci non sapevamo bene cosa aspettarci, ma eravamo carichi di emozioni ed adrenalina!

    Partendo da Sofia, con un cambio a Doha per poi raggiungere la capitale il viaggio si è mostrato lungo, ma nulla di così grave da poter abbattere i nostri curiosi spiriti!

    Appena atterrati a Kathmandu, siamo stati accolti da una bellissima tempesta in stile monsonico: una forte pioggia, accompagnata da folate di aria calda per darci il benvenuto!

    L’impatto iniziale, una volta raggiunto il centro della città, o meglio la parte turistica è stato uno shock!

    Non a caso, l’inquinamento atmosferico a Kathmandu non è una cosa da poco; infatti è la città sotto il milione di abitanti più inquinata al mondo!

    Non riuscivamo a vedere oltre ai 30 metri di distanza e gli occhi bruciavano.

    Il respiro era difficoltoso, la gola poco dopo sembrava essere graffiata all’interno.

    Appena scesi dal taxi ci siamo trovati immersi in una distesa di fango e pozzanghere per le strade (non pavimentate a parte i corsi principali).

    Insomma l’arrivo è stato abbastanza traumatico, ma ci siamo dati il tempo di abituarci al tutto, per poter cogliere ciò che di bello c’era!

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    Avendo deciso di passare 3 mesi in Nepal, la metà dei quali sotto i monsoni ci siamo messi l’anima in pace ed abbiamo deciso di occupare il nostro tempo in maniera costruttiva e utile facendo volontariato.

    Per il nostro progetto, avevamo deciso di metterci in gioco offrendo tutte le nostre conoscenze, io come insegnante di lingue e Gio come tutto fare!

    Abbiamo trovato una scuola (di 300 bambini) disponibile ad accoglierci in un piccolo villaggio a 2 ore dalla capitale…inutile dirvi che è stata un esperienza forte, sorprendente e che ci ha permesso di avvicinarci a questo popolo ancora di più!!

    Sono tanti i bambini che ci portiamo nel cuore, e tutt’oggi ci sentiamo regolarmente con il preside della scuola.

    La difficoltà maggiore in certe situazioni, è che ci si sente impotenti perché si vorrebbe aiutare tutti; a dir la verità anche in colpa, perchè noi siamo stati semplicemente più fortunati a nascere in un paese benestante…quindi nella testa balenano strani pensieri, accompagnati però da tanta voglia di fare ed aiutare!

    Per cui, anche se non abbiamo potuto donargli il mondo come avremmo tanto voluto fare, gli abbiamo regalato tutto il nostro tempo e prima di andarcene ci siamo assicurati che passassero una bellissima giornata all’insegna del gioco, regalandogli caramelle e materiale scolastico.

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    Dopo aver vissuto un’esperienza del genere, tutto il viaggio assume una forma diversa, un significato diverso, per cui a quel punto il Nepal ci era già entrato nel cuore!!

    Non solo grazie ai bambini, ma anche spostandoci nelle diverse cittá e muovendoci lentamente abbiamo avuto la possibilità di conoscere persone fantastiche che sono diventati dei veri e propri amici per noi!

    Con loro abbiamo vissuto esperienze uniche: conosciuto le loro famiglie, festeggiato con loro i tanti festival che ci sono in Nepal, fatto delle gite insieme e passato le serate a ridere e scherzare!!!

    A tal proposito una nota la merita la pittoresca Pokhara, non solo per le conoscenze fatte, ma per l’incantevole vista del Lago Phewa e tutto il circondario di montagne (ai quali noi non siam abituati) che donano una vista da cartolina!!!

    Dalla nostra lunga permanenza in questa città abbiamo potuto constatare la differenza del Nepal con e senza i monsoni, che é abissale!!

    L’aria è più respirabile, non ci sono più pozzanghere o fango e non si sente l’umidità addosso tutto il tempo! A quel punto il Nepal era perfetto…quasi magico!!

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    La magia di questo paese va assolutamente attribuita alle incantevoli montagne, alle viste mozzafiato ed il rigoroso verde che predomina ovunque!!

    Pensate che nemmeno gente di mare convinta come noi, ha saputo resistere alla possibilità di fare un breve trekking sul monte Panchase!

    E sanguisughe a parte, nulla da dire…ancora ritornano in mente i panorami visti dall’alto e le luminose vette innevate al sole, così luccicanti da sembrare photoshoppate! 😛

    Dovendo ritornare nella capitale per richiedere il visto Indiano abbiamo dato una seconda possibilitá a Kathmandu, e dobbiamo ammettere che fuori dal periodo dei monsoni è decisamente più vivibile ed è possibile apprezzarne le sue bellezze e la sua unicità.

    Il caos, il traffico e gli odori forti che la caratterizzano sono sempre gli stessi, ma probabilmente il vero Nepal risiede proprio qui.

    Prima di lasciare questo paese abbiamo fatto tappa a Lumbini, altro patrimonio dell’Unesco, ed è stata un’altra sorpresa perchè il complesso di templi provenienti da ogni parte del mondo è veramente pittoresco ed affascinante.

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    Insomma questo Nepal ci ha regalato tanto, e noi personalmente, lo risceglieremmo come tappa per un primo viaggio in Asia altre 1000 volte!!

    Guardando indietro alla nostra esperienza e scrivendo dall’India, ringraziamo di aver vissuto il Nepal prima di arrivare quì, soprattutto per aver funto da “preparazione soft” in vista di questo sovraffollato paese che abbiamo constatato essere molto “tosto” da visitare per la prima volta, insomma non è sicuramente una meta turistica per tutti…ma ne parleremo meglio più avanti.



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