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  • Caos in India per le nuove banconote – Info per tutti i turisti

    Colpo di scena in India…demonetizzate” tutte le banconote da 500 e 1000 Rupie!!!

    La drastica decisione è stata presa dal Governo Indiano muovendo i primi passi verso la lotta al “black money“, ovvero il “danaro nero” acquisito attraverso attività legali senza aver però dichiarato il vero profitto di queste, evadendo tutte le tasse ed i contributi del caso. 

    I “dirty money” invece, sono i cosiddetti “soldi sporchi” provenienti da ogni sorta di attività illegali in India. Questa mossa è stata del tutto inaspettata ed imprevista, ma mirata ad impedire corruzione di ogni forma in quanto a breve in India ci saranno le elezioni. Ciò che risulta certo, parlando anche con la gente ed i gestori di attività di ogni tipo è che questo provvedimento ha sicuramente danneggiato più i commercianti “in regola” e la gente comune facendo una considerazione a breve termine, per quanto riguarda il lungo termine sarà da vedere. Una delle piaghe dell’India e causa di disagio é la circolazione di banconote false, infatti si stima che il 50% delle banconote da 1000 rupie in India siano false; ogni 10.000 banconote, 250 di queste sono false, ed il 10% in più delle contraffazioni riguarda tagli da 100 e 500 Rupie.

    Ecco spiegato il perché di questa avventata mossa prima delle elezioni, che ha costretto il governo a provvedere al ritiro immediato ed alla “demonetizzazione” delle banconote da 500 e 1000 rupie. Il disagio vero di questa mossa, per la gente comune è stato proprio il fatto che la notizia è stata diffusa nel telegiornale della sera, con effetto immediato dalla mezzanotte del giorno stesso; tuttavia il voluto effetto sorpresa da parte del governo voleva proprio togliere la possibilità alle organizzazioni criminali di poter organizzare una contromossa in vista del ritiro delle banconote.

    La procedura di ritiro delle banconote prevede la consegna di queste presso le banche nelle quali i possessori hanno il conto corrente, altrimenti chi non ha alcun conto bancario può fare una fila interminabile per poter cambiare solo 4.000 rupie al giorno nella stessa filiale. Potrete immaginare il disagio causato alle attività che sono rimaste a corto di banconote di taglio piccolo, custodite oramai gelosamente! Tutte le attività hanno appeso cartelli in cui viene indicato che non accettano banconote da 500 e 1000 rupie e per i turisti rappresenta un grandissimo inconvenevole.

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    Vi chiederete perché…e la risposta è semplice: qualsiasi turista che cambia cospicue quantità di soldi negli sportelli di “exchange money” viene ripagato con banconote di grosso taglio; stessa cosa quando si prelevare negli ATM, in molti per evitare di ritirare troppe volte e pagare elevati costi di commissione tendono a ritirare il massimo consentito, che viene ovviamente emesso in tagli da grossi.

    Quindi moltissimi turisti si sono trovati elevate somme di denaro per le mani, costituite da banconote “demonetizzate” che nessuno è più disposto ad accettare; gli hotel, i ristoranti, i negozi e nessun ufficio pubblico ovviamente. Il problema per i viaggiatori che si trovano in questo paese al momento è non solo di riuscire a trovare luoghi che accettino pagamenti in carta di credito, ma anche di riuscire a cambiare effettivamente tutto questo danaro.

    Nonostante numerose banche si dimostrino amichevoli e pronte ad aiutare i turisti, il limite di cambio è comunque basso e nella peggiore delle ipotesi quando si devono fare file di centinaia di persone si rischia di passare la giornata intera in fila per poi essere mandati via in quanto non vi è più alcun cambio disponibile. Insomma è davvero il caos!

    Un’ altro grande cambiamento da parte del governo Indiano, è stato quello di introdurre una nuova banconota da 2.000 rupie, oltre ad aver ovviamente cambiato quelle da 500 e da 1000. Se il settore turistico rappresenta uno di quelli colpiti in maniera particolare, ce ne sono ovviamente altri danneggiati in egual modo: infatti, la vendita di oro, diamanti e gioielli ha subito un drastico declino.

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    Dalle affermazioni ufficiali rilasciate dal presidente Indiano ed altri esponenti del governo dopo la manovra, sono state dichiarate la aspettative che hanno condotto a questa decisione: diminuzione della attività appartenenti alla criminalità organizzata, drastica riduzione della corruzione, incrementare l’utilizzo delle carte di credito e quindi delle transazioni legali, aumentare le entrate attraverso la tassazione del denaro in entrata attraverso le transazioni legali, infine il ritiro del denaro falso in circolazione rappresenterebbe un forte deterrente contro il riciclo del danaro sporco in questo specifico periodo di elezioni.

    Il Governo ha dichiarato di rendersi conto della situazione di caos enorme che graviterà sull’India ma ha anche detto che é preferibile il caos delle prime settimane per avere la possibilità di ottenere delle elezioni meno “inquinate”.



  • Assistere alle cremazioni di Varanasi

    Il primo giorno a Varanasi, una volta lasciata la Guest House per dirigerci verso i ghat, pensieri di ogni sorta si facevano strada nella mia testa: ” sarà giusto guardare, documentare o semplicemente stare lí in mezzo come dei pomodori?!…o magari si offendono e ci mandano via.. ” 

    Mano a mano che ci avvicinavamo ai ghat, oltre agli odori forti presenti nei vicoli, una coltre di fumo si ergeva in lontananza.

    Il respiro cambia, è più lento e faticoso ed anche l’odore ha un che di strano, ma famigliare.

    Prima di uscire dal vicolo siamo stati travolti da numerose orde di persone che cantando e trasportando il defunto si facevano spazio in mezzo alla folla .

    Il loro passo era deciso e andava a ritmo della loro cantilena che svaniva mano a mano si allontanavano in quel labirinto di vicoli.

    Le cose iniziavano ad apparire diverse ai nostri occhi, tutto sembrava muoversi ad una velocità diversa, così anche noi iniziavamo a prenderci il nostro tempo per capirle ed elaborarle.

    L’ultimo gruppo di famigliari che trasportavano il defunto davanti a noi, poco prima di affacciarsi sul ghat si ferma bruscamente, facendo sbattere il trasportino di legno nel muro del vicoletto, un toro si era sdraiato 
proprio davanti all’uscita.

    Qualcuno ha iniziato ad urlare e a smuovere il toro con un bastone raccolto per terra e le sue urla in breve si sono amalgamate ai canti dedicati al morto ed il toro si è spostato.

    In breve ci siamo trovati ad ammirare quello spettacolo, unico e suggestivo delle cerimonie funebri sui ghat.

    Pire di fumo si ergono alte verso il cielo colorandolo di grigio.

    La stessa nube grigia avvolge i ghat e la zona circostante, rilasciando nell’aria una leggera fuliggine che si posa dolcemente ovunque.

    Intanto piramidi di legno bruciano senza sosta, la temperatura ed il calore aumentano ed in un attimo vi sembrerà di trovarvi in un girone dell’inferno Dantesco.

    All’improvviso non ci sono più pensieri, la mente si libera e si osserva: i suoni ed i canti sembrano scandire il tempo velocemente, mente la preparazione del defunto ed il rito di per sè sembra lento…o almeno questa è la percezione assistendovi la prima volta.

    Dopo aver assistito a tutto il rituale attentamente e silenziosamente, penso che effettivamente nessuno si è curato della presenza dei turisti stranieri che assistevano alla cerimonia.

    Al contrario in segno di rispetto ti fanno sedere nei gradoni davanti alle pire che bruciano per farti vedere meglio.
Parlando con degli “avvoltoi” del caso, uno dei tanti ci ha chiesto che se volessimo fare delle foto e che sarebbe stato possibile con un “offerta”.

    Al che ricordo di avergli detto: ” ma scusa, la foto non impedirebbe all’anima di lasciare questo modo tranquillamente senza alcun problema?” .. E lui ha risposto di no.

    In merito a questa domanda abbiamo ricevuto svariate risposte ed alcune molto convincenti sebbene affermassero cose diverse.

    Quella con cui mi sono trovata d’accordo è stata la risposta di un ragazzino che vedendomi con una macchina fotografica appesa al collo mi ha fatto cenno di si con la testa.

    Gli ho detto chiaramente “no photo”, come a dire che non avevo intenzione di farla e lui mi ha detto che era ok, che quella è una cerimonia aperta a tutti proprio per essere condivisa.

    Il ragazzo ha continuato sostenendo la sua tesi in maniera convincente, al che mi è venuto il dubbio che fosse così accomodante perchè volesse poi chiedere la solita “offerta”.

    Infatti era così, però quello che aveva detto mi ha dato da pensare.

    Effettivamente tutto viene fatto alla luce del sole per essere condiviso, perchè la morte qui non viene vista come un dolore personale da vivere all’interno delle mura di una casa e solamente con i cari o parenti più stretti.

    Quì no! La morte coesiste tranquillamente con la vita, oserei dire che Varanasi sembra appartenere piú ai morti che ai vivi.

    I canti, le preghiere, la meditazione e la quotidianità stessa viene condotta in maniera tale da assicurarsi un “proseguo” migliore dopo la morte.

    In fondo Varanasi è speciale per questo, tutti gli Hinudisti vogliono morire quì.

    Tutti vogliono essere cremati con la sacra cerimonia sulle rive del fiume, ed assicurarsi di raggiungere il Moksha (ovvero il loro paradiso) e terminare il ciclo di reincarnazione.

    Per loro la vita terrena è solo uno stadio di passaggio, ma non l’ultimo.

    Per questo la morte viene concepita in maniera diversa, dolorosa sicuramente, ma con la ferma convinzione che ciò che brucia sulle pire sia solo il corpo e non l’anima.

    Da quel primo giorno in poi ogni volta che ho potuto ho assistito a tutte le cerimonie, ogni volta che ce n’era l’occasione…e se non c’era la cercavo!

    Non è per intromettersi o guardare furtivamente da turista del caso, ma è proprio per cercare di capire.

    Capire come vivono il dolore, come lo metabolizzano e con quale facilità lo condividono.

    Non c’è una sola volta in cui assistendo non abbia imparato qualcosa.

    Sono esperienze che ti arricchiscono e che trasmettono sensazioni inspiegabili.

    Paradossalmente la morte a Varanasi va “vissuta” per essere capita…o almeno vale la pena provarci.

    Una parte dura da accettare è rendersi conto di respirare la cenere dei morti, di vedere la fuliggine sui propri capelli e vestiti.

    In fondo riflettendoci meglio però…perchè dovrebbe stupire ? Qui la maggior parte delle cose che vediamo rimandano al “medioevo”: come dentisti che operano all’aperto con una sedia su un marciapiede e gli arnesi appoggiati ad un comodino decadente in mezzo alla strada.

    Abbiamo assistito a scene in cui questi “dottori” estraevano qualcosa dalla bocca del paziente, e subito dopo “sbatacchiassero” il bisturi per poi ripulirlo su stracci sporchissimi.

    Tutto questo accadeva “tranquillamente” nel vicolo di una delle vie più trafficate della cittá.

    Spesso abbiamo visto gente lavarsi mani, denti ed addirittura fare il bagno ai bimbi nei ruscelli delle fognature che scorrono ai lati delle strade.

    Per non parlare di quelli che vi lavano le stoviglie, le stesse in cui viene posto il cibo per turisti e locali che mangiano nella “bettola di turno”…come noi.

    Abbiamo visto topi delle dimensioni di tassi girare vicino alle persone, come se fossero turisti a passeggio, per non parlare di quelli che convivono insieme a camerieri e cuochi all’interno dei ristorantini locali lungo le strade.

    Nonostante ogni giorno si vedano cose forti, sono tutti dei pezzetti di un puzzle che rappresentano perfettamente Varanasi.

    Questa è una città complessa, ricca di vita, morte, contraddizioni e curiosità…ecco perchè secondo molti vi risiede il cuore dell’India.

    Secondo me Varanasi non va per forza capita, ma va accettata, come va accettato il loro modo di concepire e vivere la morte.

    Se loro per primi desiderano condividere pubblicamente un avvenimento che per noi è solitamente intimo, famigliare e per pochi, non dovremmo assolutamente sentirci in difetto ed anzi assistere alle cerimonie funebri e cercare di imparare e custodire questi preziosi attimi così diversi dalla società occidentale.



  • Visitare Lumbini, la città natale di Buddha | Info e costi

    Partendo da Kathmandu è possibile raggiungere la città attraverso un Tourist Bus, in circa 8 ore al costo di 600-700 rupie nepalesi ( 5-6€).

    I bus si fermano però ad un ora di distanza dal complesso di templi Buddisti, scaricandovi nella zona centrale di Lumbini dove è meglio fermarsi per la notte nella prima Guest House che vi capita nel caso arrivaste di tardo pomeriggio!

    Una cosa buffa che ci è capitata mentre cercavamo un posto in cui passare la notte, è che in qualsiasi posto in cui chiedessimo una stanza ci dicevano sempre che erano pieni.

    Fino a quando un po’ scoraggiati ed offesi non abbiamo chiesto chiaro e tondo ” perché non ci volete?”

    Il titolare di una Guest House, un po’ titubante, ci ha risposto dicendoci che per noi non era all’altezza, che erano camere semplici in cui andavano solo i locali;

    “Di solito i turisti non vengono qui, vanno altrove..”

    Al che, non volendo passare per quelli che si sentono al di sopra dei locali, ed avendo deciso di condividere il maggior numero di esperienze possibili, ci siamo detti: “proviamo, poi è solo per una notte”.

    La camera era veramente molto povera di comfort ed assolutamente essenziale, ma quello per noi non era un problema, invece la pulizia si!

    È stata una lunga notte, passata a combattere le zanzare ed i forti odori che venivano dal bagno che comunicava con la stanza senza essere separato da un muro con la stessa.

    Il giorno seguente abbiamo chiesto indicazioni e siamo partiti per la città natale di Buddha.

    Abbiamo preso un mini van lungo la strada principale, il tragitto è durato una trentina di minuti ed eravamo diretti verso la più vicina stazione dalla quale partono tutti i bus, al Buddha Chowk (Costo 50 rupie a persona, 0,42€).

    Una volta arrivati alla stazione di Buddha Chowk, abbiamo preso un piccolo bus diretto verso la città natale di Buddha; stavolta il viaggio è durato una quarantina di minuti, allo stesso costo di 0,42€.

    Una volta arrivati, l’autobus scarica i passeggeri proprio sulla via principale, in cui si diramano Guest House e Hotel per un centinaio di metri.

    È’ possibile trovare buone Guest House a 400 rupie (ca 3,50€) con doccia interna e buon wi-fi, e la nostra era dotata anche di una rete a baldacchino che proteggesse dalle zanzare.

    Altrimenti, negli Hotel si arriva a pagare fino alle 1.800 rupie per stanza (Ca. 15€).

    La cosa che colpisce subito dopo essere arrivati, è che sembra di stare in mezzo ad uno di quei racconti Biblici in cui le cittá venivano sommerse da locuste e cavallette; anche se moooolto fastidiose, ammettiamo che dopo un’ po’ ci si abitua…più o meno.

    Lumbini è stata una grandissima sorpresa, perchè oltre che ad essere una delle cittá meno costose del Nepal, è anche una di quelle che ha più da offrire!

    Infatti è possibile visitare il luogo sacro in cui è nato il Buddha al costo di 200rupie a persona (1,70€) + una fee di 0,50rupie (0,40€) per poter portare la macchina fotografica all’interno.

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    In più ospita anche un circuito di templi Buddisti di altri paesi, costruiti nella città sacra in forma di omaggio (come: Germania, Thailandia, Vietnam, Cambogia, India, Sri Lanka, Giappone, Myanmar ecc..).

    Tutti visitabili senza dover pagare nulla, volendo si possono lasciare delle offerte che vengono utilizzate per provvedere al mantenimento di queste.

    Inutile dirvi che ogni tempio è diverso e l’architettura rispecchia la nazione di origine, tutti sono sorprendentemente particolari e bellissimi!!!

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    Ci siamo stupiti del fatto che questo circuito di templi venga pubblicizzato pochissimo, e si parli solo di pochi elementi caratterizzanti della città.

    La città di Lumbini è un luogo perfetto per la meditazione e dotato di un senso di pace molto particolare, tanto che anche due “casciaroni” come noi l’hanno notato! 😛

    Inoltre il rapporto qualità-prezzo della città è ottimo, e conveniente come pochi!

    Dopo la bellissima esperienza in questo luogo mistico, consigliamo assolutamente di visitare la bellissima Lumbini!



  • Come richiedere il visto per l’India quando si è all’estero

    Richiedere il visto indiano non è affatto complicato, ma a seconda del paese dal quale fate la richiesta vi sarà possibile avere periodi di permanenza più o meno lunghi.

    Questa variabile è ovviamente da attribuire alla relazione che c’é tra l’India ed il paese dal quale effettuate la richiesta.

    Il visto non può assolutamente esser richiesto una volta arrivati alla dogana Indiana, va richiesto prima, sia che partiate dall’Italia attraverso le ambasciate Indiane di Roma e Milano, sia che siate all’estero tramite l’ambasciata Indiana del paese in cui vi trovate.

    Di solito prevede un’arco di tempo di una settimana, di conseguenza è consigliabile restare tutta la settimana nella città in cui si trova l’ambasciata e di trovarvi direttamente una Guest House nei pressi (così se vi dimenticate qualcosa potete “correre a casa” e prenderla!).

    La prima cosa da fare per avviare il processo è andare sul sito ufficiale dell’ambasciata Indiana e compilare la pratica Online.

    Fate attenzione e riempite tutti i campi correttamente dando motivazioni e spiegazioni sensate, altrimenti errori di copiatura come N° passaporto e dati anagrafici possono compromettere l’esito negativamente se consegnato inesatto.

    Se invece vi accorgete di errori durante il ricontrollo finale pre-stampa, dovreste iniziare la pratica online da capo ed assicurarvi di compilarla in maniera esatta!

    Una volta compilato il Form Online, dovete stamparlo.

    Prima di recarvi all’ambasciata del paese ospitante in cui vi trovate, controllate gli orari di apertura ed assicuratevi di essere lì una mezz’oretta prima, per trovarvi in cima alla fila e ricontrollare di avere tutto ciò che vi serve!

    Per evitare disguidi alle Ambasciate, pongono sempre delle macchinette per prendere il numerino, quindi ricordatevi di prenderne uno appena entrate !

    COSA SERVE PER FARE LA RICHIESTA DEL VISTO INDIANO?

    -Compilare il Form online/modulo del visto correttamente e Stamparlo;

    -1 foto da passaporto

    -1 fotocopia del passaporto

    -1 fotocopia del visto del paese del quale fate richiesta

    (ad es. noi facevamo richiesta dal Nepal)

    -Soldi per pagare la Fee / tassa

    Se avete bisogno di periodi di permanenza in India più lunghi, rispetto a quelli concessi oppure difficilmente concessi da alcuni paesi, vi consigliamo di scrivere una lettera che motivi la vostra richiesta (nel nostro caso ha funzionato e siamo riusciti ad ottenere qualche mese in più).

    Questa lettera va stampata ed allegata al vostro dossier al momento della consegna in Ambasciata.

    Ad esempio in Nepal, a 30 metri dall’Ambasciata Indiana c’è una specie di copisteria che si fà carico della compilazione della pratica + tutti gli extra del caso che servono ai seguenti prezzi:

    500 rupie per la compilazione del modulo online + stampa

    300 rupie per la foto tessera delle dimensioni richieste

    25 rupie a fotocopia ( per Passaporto e visto Nepalese)

    Questa opzione non è solo consigliata per i piú pigri, ma anche per quelli che vogliono avere più chance di ottenere il visto Indiano e non sono sicuri delle risposte da dare nel modulo.

    In questo piccolo “ufficio” sanno giá esattamente come muoversi per la richiesta e che risposte dare, con tanto di contatti Indiani se servono… Quindi se siete titubanti, vi consigliamo di investire qualche euro in più ed essere sicuri di compilarlo correttamente!

    COME SI SVOLGE LA PROCEDURA DI RICHIESTA?

    Di norma la richiesta si conclude nell’arco di 1 settimana ,che prevede 3 incontri (se tutto va bene):

    PRIMO INCONTRO

    É consigliabile avviare le pratiche di lunedì per procedere al ritiro il lunedì seguente, portando:

    ⁃ IL VOSTRO PASSAPORTO + FOTOCOPIA

    ⁃ FOTOCOPIA DEL VISTO DEL PAESE DAL QUALE FATE RICHIESTA; (Noi facendo richiesta dal Nepal abbiamo fotocopiato la pag. di passaporto con il visto Nepalese).

    ⁃ 1 FOTO TESSERA FORMATO PASSAPORTO

    ⁃ MODULO DI RICHIESTA DEL VISTO ONLINE STAMPATO

    ⁃ LETTERA STAMPATA (se avete richieste particolari)

    ⁃ SOLDI per pagare la Fee per la richiesta del visto; ( Il costo per la richiesta del visto Indiano dal Nepal è di 4,800 Rupie a persona, ca. 41€, sia che il visto venga rilasciato per 1 mese o 6 mesi)

    Appena entrate in Ambasciata ricordatevi di prendere il numerino per la fila!

    Una volta consegnato tutto e pagato la Fee, (oppure é possibile pagarla al secondo incontro), allo sportello vi rilasceranno uno scontrino con la data del secondo incontro. (che di solito è il giorno dopo, a meno che non ci siano festività in mezzo).

    .

    SECONDO INCONTRO

    Di solito avviene di pomeriggio in Nepal; quindi pendere il numerino per la fila e presentarvi con lo scontrino rilasciato la volta precedente ed il vostro passaporto dietro.

    Viene comunicato l’esito della richiesta di visto!

    Se positivo viene ritirato il passaporto per potervi applicare il visto e viene controllato (attraverso lo scontrino) se avete già effettuato il pagamento.

    Al termine vi indicano il giorno di ritiro del passaporto; ( se avviate le pratiche di lunedì e non vi sono festività in mezzo, il ritiro dovrebbe essere sempre di lunedì).

    TERZO INCONTRO

    In Nepal vi presentate in ambasciata per il ritiro del passaporto dalle 17.30 alle 18.00

    Non dovete fare la fila, di solito vi presentate dicendo che dovete ritirare il passaporto e vi fanno passare senza troppi indugi.

    Il ritiro dura 2 minuti d’orologio.

    Da quel momento in poi siete liberi di andare in India e godervi il vostro viaggio!!

    Una pecca dell’Ambasciata Indiana é che il visto parte dalla data dell’approvazione (ovvero il secondo appuntamento), quindi una volta ritirato avrete già perso diversi giorni.



  • Bandipur, una piccola perla del Nepal

    Capitati in questa cittá quasi per caso, grazie ad alcuni amici Nepalesi con i quali ci siamo messi d’accordo all’ ultimo momento, siamo partiti alla volta di questa nuova esperienza!

    Partendo da Pokhara con un Mini Van si impiegano circa 2 ore, a seconda del traffico,condizioni climatiche e della resistenza del van.

    Lungo il tragitto ci siamo fermati un paio di volte per concederci delle pause Chai e snack vari in piccoli locali tipici sulla strada.

    Il paesaggio mano a mano che ci avvicinavamo verso la meta era sempre più pittoresco e colorato, tanto che ad un certo punto ricordo di aver detto “questo è il verde più verde che io abbia mai visto!”, i colori sono intensi ed esprimono tutto il vigore della natura selvaggia di montagna!

    Una piccola differenza tra i Bus Locali ed i Van è che mentre questi ultimi vi portano fino in cima al villaggio, i bus invece vi lasciano nella strada principale senza salire fino in alto, quindi da lí o prendete un taxi/Jeep, oppure vi fate una bella salitona a piedi!

    Una volta approdati nel villaggio ci si accorge subito di quanto sia diverso dalle altre città Nepalesi, infatti è molto caratteristica sia nello stile che per quanto riguarda i costi di vita.

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    Il paese è bellissimo, le strade, le case ed i muretti dei piccoli sentieri sono interamente realizzati in pietra. Inoltre numerose case, presenti nel corso principale della cittá lungo un centinaio di metri, sono in stile chalet di montagna con qualche tocco di ispirazione neo-classica dato dalle colonne, che a dir cosí sembra che non centrino nulla, invece rendono il luogo ancora piú particolare.

    La cittá sembra rimasta ferma nel tempo, a parte qualche piccolo cartello di Guest House quà e la non ci sono grandi interferenze con l’ambiente circostante.

    Per quanto riguarda l’alloggio, è pieno di guest house, ed ovviamente piu vi allontanate dal piccolo corso del villaggio e meno pagherete!

    Noi siamo riusciti a trovare una modesta Guest house sul corso al prezzo di 4,25€ (500 rupie) per una camera doppia; non aspettatevi grandi lussi, ma se avete bisogno del wi-fi vi rincuoro dicendovi che anche li c’era, seppure un’ po’ lento!

    Una volta esplorata la piccola cittá, ci siamo dati a brevi trekking di qualche ora per salire sulla cima delle montagne e goderci lo spettacolo del tramonto!

    Inutile dire che il panorama circostante é bellissimo, dall’alto si vede la collina con il villaggio circondato dai monti e da un sacco di verdi alberi che lo avvolgono!

    Se alzate gli occhi al cielo una volta che siete sulla cima, vedrete tutti gli allievi della scuola di Paraglide di Bandipur che si esercitano alla partenze in volo; in breve tempo vi ritroverete circondati di una trentina di puntini colorati nel cielo che sorvolano tutta la zona, rendendola ancora piú colorata e viva.

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    Il paesaggio è veramente suggestivo, per non parlare del romantico tramonto che ricopre la valle dalla cima del monte circostante, rendendo l’ambiente quasi magico ed accompagnato da un senso di leggerezza e pace unici.

    Questa magica cornice ed i piccoli ristorantini locali sono un duo eccezionale, per non parlare dell’ottimo rapporto qualitá-prezzo in tutta la città!

    Ad esempio, cenando con i soliti piatti locali, tipici Nepalesi faticherete a spendere più di 1,5€ a persona, ovviamente alcolici esclusi, perchè quelli hanno prezzi più importanti rispetto al resto quindi figuratevi sul cucuzzolo della montagna!

    Se cercate un posto in cui rilassarvi, fare qualche passeggiata nel verde o trekking di qualche ora questo è il posto giusto!

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    Ma non arrivate lì sperando di trovare chissà che cosa, perché l’attivitá piu alternativa sarà il paraglide, che tra l’altro in questa zona è molto recente; praticata da professionisti di Pokhara che hanno esteso questo “sport-turistico” qui a Bandipur data la sua posizione strategica su di una piccola collina in mezzo alle montagne.

    Questa città la consigliamo assolutamente, perchè essendo così particolare e diversa dal resto delle città Nepalesi, visitandola si completa il pittoresco quadro di questo magnifico paese!



  • Trekking sul monte Panchase – Nepal

    Se non siete dei master del trekking ma desiderate sperimentare questa attivitá, vi consigliamo di provare iniziando con il Panchase!
    Il modo migliore è di partire da Pokhara, sia per riposare al meglio che per avere il tempo di pensare a cosa portare nel vostro zainetto che sarà la vostra salvezza per diversi giorni e lo custodirete come fosse un tesoro! (vedi articolo)

    Noi quando abbiamo deciso di partire per diversi giorni alla scoperta della montagna del Panchase non avevamo assolutamente idea di cosa ci aspettasse e c’è da dire che non siamo tipi proprio atletici ma ci dilettiamo con le solite passeggiate e qualche corsetta in vista dell’estate magari! 😛
    La premessa è: se ce l’abbiamo fatta noi, potete farlo anche voi!

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    Per organizzare il percorso ci siamo fidati dei nostri amici del posto e di un’altra coppia di viaggiatori incontrati durante il viaggio che ci hanno spiegato dettagliatamente il percorso ed informazioni prese da depliant e internet.
    Resta di fatto che dovete sempre confutare ciò che vi viene detto per evitare di trovarvi in mezzo al nulla senza sapere dove andare; in piú occasioni vi troverete di fronte a delle scelte per quanto riguarda piccoli sentieri e percorsi e dovete avere ben chiara la geografia del luogo!
    Il peggio nello sbagliare strada, non solo è quello di allungare il percorso verso villaggi ben lontani dalla vostra meta, ma rischiare che il buio sopraggiunga mentre voi siete ancora per i sentieri!

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    Ora vi racconteremo del nostro percorso dettagliatamente, ma dopo averlo fatto pensiamo che sia meglio farlo procedendo al contrario.
    La partenza è a Pokhara, una magnifica città in cui avrete l’opportunità di rilassarvi e godere di paesaggi magnifici grazie al lago Phewa e al circondario di montagne; inoltre da una di queste ultime distinguerete la sagoma di un tempio, il World Peace Pagoda, in cui nelle giornate calde sarà possibile distinguere la punta doratata della cupola illuminata dai raggi del sole!
    Dal Lakeside di Pokhara bisogna raggiungere il villaggio di Gachichina; il modo più economico è attraverso i Local Bus, che impiega 1 ora al costo di 60 Rupie a persona.
    Altrimenti potete prendere Jeep oppure taxi, poi i prezzi sono da vedere e soprattutto contrattare…si perchè parte attiva dell’acquisto di qualsiasi cosa in Nepal è la contrattazione!
    C’è da dire che i prezzi, per un qualsiasi turista Europeo sono bassi, però a volte ci si chiede se sia giusto far guadagnare a queste persone cifre esorbitanti in un colpo solo, considerando anche il bassissimo costo della vita, per cui a volte si fa finta di contrattare pur lasciandogli delle belle somme ed altre si contratta perchè dopo che si passa un po’ di tempo in un paese si capisce bene o male come funzionano le cose e quando ci si rende conto di essere stati fregati alla grande subentra anche quel principio di testardaggine che non tollera il fatto di essere beffati solo perché si è l’ennesimo turista di turno da spennare…giá, bisogna ammettere che a volte ci si trova in situazioni dai sentimenti contrastanti!

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    Comunque,tornando al nostro trekking, dopo aver preso il soffertissimo bus locale, toccherete con mano la realtà quotidiana di persone che vivono in piccoli villaggi fuori dalle grandi aree urbane e vi renderete conto dell’abissale differenza mano a mano che salirete di quota sulle montagne!
    Una volta arrivati a Gatchichina, che tra l’altro è l’ultima fermata del bus, dovrete proseguire in direzione Sidane!
    Ci sono due sentieri che spesso si incroceranno e che portano in cima alla montagna, la differenza essenzialmente è che una è la scorciatoia tipica che taglia nel cuore della montagna e spesso è un piccolo sentiero appena percettibile; mentre l’altro percorso è ben più largo, (fatto per le auto) però allunga di molto e spesso è trafficato da mandrie di bufali selvatici.
    Mantenete la direzione Sidane e continuate a salire verso la cima della montagna Panchase per all’incirca 6 ore, e lungo il percorso vedrete dei piccoli villaggi in cui sostare per rifocillarvi e fare qualche foto caratteristica della vita rurale del posto.
    Una volta in cima al Panchase (2530m) troverete un rifugio in cui avrete la possibilitá di alloggiare in delle camere con lo stretto indispensabile, tra cui pesanti coperte per la notte; il prezzo a stanza è di 500 rupie/ 4€ ca.
    In questo rifugio sarà anche possibile mangiare piatti della cucina tipica e trovare qualche snack da sgranocchiare! I prezzi variabili, dalle 300 rupie per il dal-bath alle 60 rupie per un Chowmein/noodels precotto.

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    Dalla vetta del Panchase dirigetevi in direzione Badahure; saranno circa 2 ore abbondanti di camminata scendendo per una scalinata lunghissima sino ad arrivare al piccolo villaggio.
    Una volta lì troverete un paio di Guest House che appartengono tutte alla stessa persona, il preside della scuola del posto; la scuola è enorme e raccoglie tutti gli studenti dei villaggi adiacenti.
    Le camere a notte costano 500 o 400 rupie, rispettivamente con o senza bagno in stanza.
    Troverete delle piccole tavernette locali in cui fermarvi a mangiare spendendo sulle 150 rupie per i soliti piatti locali.
    Da Badahure dirigetevi in direzione Dampus verso l’Australian Camp, in cui arriverete con una camminata di 4 ore circa.
    Il camp è ben organizzato, ha un buon wi-fi, cosa del tutto stupefacente visto che sarete stati a secco tutti i giorni precedenti di viaggio; a seconda di quello che è il vostro budget e le vostre esigenze potrete trovare stanze dai 400 alle 800 rupie, ma i prezzi cambiano in relazione stagioni, e noi essendo andati durante i monsoni abbiamo goduto di tariffe più basse.
    Dall’Australian Camp scendete verso Dampus per meno di 1 ora di camminata, così da poter ammirare altri splendidi paesaggi dalla cima della vetta ad un altezza di 1650m.
    Una volta arrivati a Dampus potete sostare per un break prima di ripartire alla volta di Phedi, in cui sarà possibile riprendere un bus locale stra-economico verso Pokhara oppure prendere qualche taxi o mini van che costerà sicuramente di piú!

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    Una volta spiegato dettagliatamente il percorso da fare posso finalmente raccontarvi la nostra esperienza diretta!

    Il trekking non è sicuramente stato una passeggiata perchè nonostante avessimo una vaga idea di quanto sarebbero durati i percorsi, in realtá tutto è molto soggettivo…soprattutto se si parla di sentieri formati esclusivamente da scalini che proseguono per 10 km in avanzata verso la cima del monte!
    Le nostre preoccupazioni erano quelle di arrivare ai rifugi prima che il buio sopraggiungesse oppure che iniziasse a piovere.
    Inoltre appena possibile dovevamo trovare qualche fontana per riempire le nostre bottigliette per continuare ad idratarci costantemente perchè il percorso abbastanza impegnativo ed il caldo sono una accoppiata micidiale!
    Ricordate che è consigliabile bere sui 3 litri di acqua a persona al giorno mentre si fa trekking; lo so che l’acqua è pesante e bisogna trascinarsela dietro,ma la sete in quelle circostanze è tremenda e ben peggiore di un po’ di fatica in più.
    Tralasciando i nostri pensieri riguardanti il tempo ed i sentieri, il paesaggio è fantastico!!!
    Ci siamo trovati più volte in silenzio ad ammirare il panorama e di sovente rompere l’incantesimo della quiete per scattare qualche foto.
    Ed è proprio in quelle brevissime pause che abbiamo scoperto quello che è stato il nostro problema più grande: le sanguisughe!
    Gia, proprio loro si presentano come dei piccoli bruchi scuri sulle piante pronte ad arrampicarsi su qualsiasi corpo caldo che gli passi vicino.
    Nei momenti peggiori, quando la vegetazione era veramente alta, fitta ed il sentiero poco praticabile ci siamo ritrovati addosso una ventina di sanguisughe a testa…a pensarci a mente fredda dici vabbè, una volta che si attaccano le lasci fare ed appena sono “ubriache di sangue” (come si dice in gergo) si staccano da sole.
    Sì, si staccano ma ti strappano pure un bel lembo di pelle e la ferita continua a sanguinare per un sacco di tempo attirando altri insetti e diciamo che non è il massimo mentre si è in mezzo alla foresta!

    Pensate che io (Klaudia), pur essendomi coperta a dovere con leggings e calzetti alti su di questi mi sono trovata morsi sulla caviglia attraverso i calzetti ed addirittura una volta raggiunto il rifugio, mentre mi cambiavo mi sono ritrovata una sanguisuga, oramai ciccionissima e piena di sangue che mi si era attaccata sul sedere. E con questo ho detto tutto!
    Però bisogna anche dire che quesi piccoli amici sono molto presenti durante i mesi umidi e piovigginosi dei monsoni, quindi se decidete di fare qualsiasi trekking assicuratevi che sia verso ottobre-novembre che sono perfetti per questo genere di attività!
    La fatica bisogna ammettere che c’é stata, ma una volta arrivati sulle vette sembrava sparire di colpo!
    È strano come e quanto i nostri occhi continuassero a guardare quei panorami stupendi e non ne fossero mai sazi; ogni momento era buono per osservare i cambiamenti del cielo e delle sue nuvole che sembrava così vicine a noi.
    Non vi sto nemmeno a dire lo spettacolo naturale che si presenta all’alba…mozzafiato!!
    Questo trekking potete organizzarlo a vostro piacimento e farlo durare quanto volete voi e per poter vivere la semplicità dei piccoli villaggi fermandovi ogni qual volta lo desiderate.
    Noi abbiamo optato per un trekking intenso e veloce da fare in 3 notti e al quarto giorno ritornare verso Pokhara, ma potete veramente fermarvi molto di più se avete tempo, voglia ed energie!
    Se questo genere di trekking lo approviamo noi che siamo “gente di mare”, gli appassionati lo ameranno ancor di più!!



  • ATTREZZATURA INDISPENSABILE PER FARE TREKKING!

    Molte volte non sappiamo bene a cosa andiamo incontro e tendiamo a portare più di quanto in realtà occorra.

    Se si va a fare una semplice vacanzina tutto relax va anche bene, ma se il peso che si porta dietro poi bisogna tenerlo sulle spalle per fare trekking allora è meglio puntare ad avere solo l’essenziale!

    Ricordate che sotto sforzo il vostro corpo sentirà il doppio del peso che vi sarete portati e vi verrà quasi voglia di abbandonare il superfluo per strada.

    Intanto iniziamo con il dire cosa deve assolutamente esserci in uno zaino da trekking:

    TORCIA

    Quelle più consigliabili da portare sono quelle a dinamo così siamo sicuri che non ci abbandoni la batteria nel bel mezzo della notte; il massimo della comodità sarebbe anche il supporto per tenerla in testa, così da poter avere le mani libere per ogni evenienza.

    GUANTI E BERRETTO

    Da ottobre ad aprile le notti e le mattine possono essere molto fredde ad alte quote, ed il calore si sa che si disperde molto più in fretta dalla testa, mani e piedi, quindi è meglio coprirsi per evitare di ammalarsi nel bel mezzo di un trekking!

    Inoltre nei mesi monsonici, avere una protezione in più contro le sanguisughe che stanno attaccate sopra qualsiasi cosa aspettando un corpo caldo sul quale avvinghiarsi, è sempre meglio!

    SLEEPING BAG/ SACCO A PELO

    Le “tee houses” che si incontrano sui sentieri, di solito sono forniti di coperte pesanti (ma poco pulite), per cui avere un sacco a pelo in cui infilarsi per stare ancora piú caldi e protetti vi garantisco che ripagherà il vostro sforzo per aver portato quei 400gr in più di peso!

    OCCHIALI E CREMA PROTETTIVA o CAPPELLO

    Ad alte altitudini l’aria é più rarefatta ed il sole più forte e cocente!

    Portandoci dietro gli occhiali da sole ed un piccolo flaconcino di crema protettiva potrebbe cambiare del tutto l’esperienza del trekking, soprattutto se vi prendete un’insolazione e non avete alcun rimedio!

    Sembra un’esagerazione, ma se percorrete sentieri di 6-8 ore camminando sotto il sole cocente potreste arrivare alla sera stanchi morti e febbricitanti..e a quel punto dovete sperare di aver preso qualche medicinale di base per evitare di dovervi fermare per qualche giorno in rifugi sperduti sulle montagne.

    MINI KIT PRONTO SOCCORSO

    Un kit dotato di medicinali di base è assolutamente da portare!!!

    Non esagerate, una piccola benda, una fascia, dei cerotti, una forbicina e dell’Ibuprofene ed un Imodium potrebbero essere veramente salvifici in certe situazioni!

    COPERTA TERMICA

    È piccolissima e pesa approssimativamente 50 grammi, se sentite freddo e non avete di che coprirvi se non quello che vi viene offerto dalla Guest house, la coperta termica potrebbe cambiare il corso della vostra nottata!!

    A più di 2000 metri il freddo tra ottobre ed aprile è davvero feroce, quindi prevenite certe situazioni e portatevi dietro questa piccolissima precauzione.

    MAGLIETTE AD ASCIUGATURA RAPIDA

    Scegliete materiali che asciughino in fretta e non restino costantemente umidi nei momenti di pausa facendovi prendere freddo!

    Ci sono indumenti appositamente studiati per questo genere di attività che possono assolutamente fare la differenza e noi li stra-consigliamo!

    Tenete presente che a quelle quote i vestiti una volta inumiditi non asciugano e congelano!

    ASCIUGAMANO AD ASCIUGATURA VELOCE

    Consigliamo di portare un asciugamano in microfibra grande con peso sui 200-300 gr in base alle dimensioni.

    Potete acquistarli sulle maggiori piattaforme di shopping online a cifre irrisorie e queste si che faranno la differenza rispetto agli asciugamani tradizionali che pesano di più e non si asciugano a quelle quote!

    SOLDI

    Nei percorsi di trekking sarà difficile trovare bancomat/ATM, a meno che non passiate per villaggi grandi e non molto isolati.

    Ad esempio se partite per fare trekking nella regione dell’Annapurna troverete un ATM a Johmsom.

    Conviene comunque portarsi dietro i soldi he vi serviranno in tutto il percorso e tenerveli sempre dietro in uno di quei marsupi impercettibili da portare sotto i vestiti e non abbandonarlo mai!!

    Contate approssimativamente una spesa di 1500-2000 Rupie a persona al giorno (alcolici esclusi) per vitto e alloggio.

    MAPPA

    Oggigiorno noi facciamo molto affidamento sui nostri dispositivi elettronici quali tablet e cellulari per consultare le mappe…ma vi possiamo assicurare che le mappe cartacee sono molto più accurate ed affidabili, ed in più non si scaricano nel bel mezzo di un sentiero sperduto nei boschi! ;P

    SAPONE

    Una bella saponetta alla vecchia maniera sarà molto utile e poco costosa.

    Pesa pochi grammi ed occupa pochissimo spazio e scoprirete che diversamente da come siamo abituati, in certe situazioni avere un prodotto che potete utilizzare per tutto vi sarà di sollievo!

    SALVIETTE UMIDIFICATE

    Vi renderete conto che spesso se raggiungete i rifugi in tarda sera non sempre sarà disponibile l’acqua calda (altamente improbabile durante tutto il giorno in certi posti), quindi dopo aver faticato tanto e sudato non è assolutamente raccomandabile farsi un bagno gelato a tarda sera!

    Portatevi dietro delle salviette umidificate per ogni evenienza, per tenervi freschi e semi-puliti fino a quando non troverete una doccia calda!

    CARTA IGIENICA

    Un rotolo di carta igienica può essere utilizzato in un infinità di modi e situazioni, occupa poco spazio ed è soprattutto leggerissima.

    VESTIARIO

    Per le donne sono consigliabili i leggins, in quanto sono elastici e non eccessivamente pesanti.

    Non sottovalutate la lunghezza del pantalone, pensate a tutte le piante alte, urticanti e pruriginose ed alle piccole bestioline su di queste, pronte ad arrampicarsi sulle vostre gambe mentre percorrete i sentieri boscosi.

    Portate t-shirt considerando 1 cambio al giorno; una felpa ed un k-way impermeabile per proteggere voi ed il vostro zainetto dalla pioggia e dalle gocce di brina posate sulle piante.




  • CLIMA E STAGIONI IN NEPAL: QUANDO ANDARE E COSA FARE!

    Noi avendo passato 3 mesi in Nepal e girando in lungo e in largo, dalle valli alle montagne, in clima di monsoni ci siamo specializzati in : come inseguire le piogge! :p

    Scherzi a parte, ci sono pro e contro di ogni stagione in cui si sceglie di venire in Nepal:

    durante i monsoni, si é in bassa stagione quindi i prezzi saranno di gran lunga più bassi rispetto all’alta stagione e ora vi spieghiamo anche perché!

    Gli inverni monsonici, sono caratterizzati da un clima instabile accompagnato da improvvise tempeste in stile tropicale e un elevatissimo grado di umidità;

    la primavera invece viene associata ala stagione dal clima caldo con qualche ritorno in stile monsonico, in cui si passa da elevate temperature per svariati giorni ad improvvise e violente piogge che spesso durano pochissimo e seguono un sole brillante e dei tramonti pacifici accompagnati da agglomerati di nuvole.

    Per quanto riguarda le zone periferiche e rurali dominate dal colore marrone della terra dato dalla lunga stagione secca, i fiori iniziano a spuntare e germogliare non appena le piogge si fanno più frequenti verso giugno.

    Ora un breve riepilogo descrittivo delle stagioni:

    OTTOBRE-NOVEMBRE

    Dopo che i monsoni sono terminati, le valli ed i campi colorano il paesaggio di un intensissimo verde che si sposa benissimo con il panorama che si può ammirare ora che finalmente il cielo è limpido e lascia spazio alle altissime vette innevate che dominano l’orizzonte.

    L’umidità è in continua discesa e le giornate sono calde e soleggiate,mentre le notti sono più fresche; questo é il periodo perfetto per tutte le attività outdoor ed il trekking!

    Infatti il cielo è chiaro e fresco, la vista dalle montagne è superba e le strade di Pokhara si popolano di turisti che vengono da ogni parte del mondo, che sorseggiano chai e altri the caldi aromatizzati che profumano le strade.

    Questa è senza dubbio la stagione alta in cui si segna il picco turistico, non solo per gli amanti del trekking, ma anche per coloro che scelgono questi due mesi per festeggiare le ricorrenze più importanti del paese;

    Infatti si celebrano i festival del Dashain, Tihar/ Diwali.

    Temperature medie: diurne 24-27°C; notturne 12-16°C

    DICEMBRE-GENNAIO-FEBBRAIO

    I mesi invernali sono noti come la stagione secca Nepalese, in quanto se va bene piove una volta al mese.

    Le caratteristiche di questi mesi sono le mattine ed i pomeriggi freddi accompagnati da un cielo chiaro e sereno che consente di scattare fantastiche foto alle montagne circostanti.

    É possibile fare trekking anche in questi mesi, in quanto ci sono sentieri brevi e poco impegnativi che non vengono bloccati dalla neve, ma è sempre consigliabile avere la massima esperienza in questi casi.

    I mezzogiorni sono caldi e permettono di indossare t-shirt senza alcun problema, un maglioncino é comunque doveroso portarselo dietro.

    Verso l’anno nuovo si festeggia il street festival, colorando tutte le strade, i locali ed accompagnando il tutto con musiche locali.

    Questo clima di festa risulta quasi incantato quando le piccole valli, circondate da montagne al di sopra dei 2000 m si coprono di neve.

    Una caratteristica poco piacevole della stagione secca resta il costante velo di polvere nell’aria che può risultare un po’ fastidioso.

    Temperature medie: diurne 19-25°C , notturne 5-9°C

    MARZO-APRILE-MAGGIO

    Non appena il clima si riscalda un pochino le nuvole iniziano a comparire ed improvvisamente possono far la loro comparsa anche le tempeste.

    In questo periodo la regione dell’Annapurna e le foreste nei dintorni iniziano a fiorire circondando le vette innevate di queste ultime.

    In questo periodo il trekking non è molto praticato, sebbene il mese di maggio sia già l’ideale in quanto è caldo e le polveri non sono presenti a basse altitudini.

    Temperature medie: diurne 30-30°C, notturne 13-18°C.

    GIUGNO-LUGLIO-AGOSTO-SETTEMBRE

    Durante i monsoni i percorsi di trekking diventano insidiosi a causa dell’umiditá e quindi molto scivolosi.

    In questi mesi è comunque possibile farlo nella bellissima zona del Mustang e Dolpo, in quanto lì il clima é molto più asciutto e caldo in quanto ai monsoni viene bloccato il passaggio dalle regioni dell’Himalaya.

    In media ogni mese si registrano precipitazioni per 800mm quasi tutte durante i pomeriggi e la notte.

    Ovviamente i monsoni portano vigore all’ecosistema circondando il paesaggio di intense tonalità di verde.

    Le mattine fresche portano spesso anche un cielo chiaro che consente di vedere le cime dell’Annapurna spuntare dal paesaggio circostante di Pokhara.

    Temperature medie: diurne 30°; notturne 20-22°C.




  • Viaggiatori si nasce? La risposta è Wanderlust!

    Se siete spinti a viaggiare non solo dalla curiositá, dalla semplice voglia di farlo ma anche da un inspiegabile desiderio che palpita dentro di voi allora si tratta di Wanderlust!

    Il termine gia abbastanza noto nel mondo musicale, introdotto attraverso il singolo dei R.E.M. “wanderlust” nel 2004, affronta la tematica del viaggio nella maniera particolare e sensibile che distingue la band.

    Da quanto appurato attraverso vari studi invece, (tra cui la ricerca di David Dobbs del National Geographic, un valido Blog di Psicologia ed altri) questo forte desiderio di viaggiare è stato ricondotto al gene DND4 e DND4-7R rintracciati nel nostro DNA ed associato ad alti livelli di dopamina nel cervello.

    Questi, sarebbero il motore e la causa che ci invogliano ad esplorare e a correre maggiori rischi nella sperimentazione del viaggio verso nuovi luoghi, cose, cibi, idee, opportunità e relazioni diverse da tutto ciò che già ci appartiene e conosciamo.

    L’etimologia della parola di origine inglese deriva da wander + lust ; Wander significa passeggiare, vagare, allontanarsi; Lust invece, esprime la voglia, la bramosia ed il desiderio. (Dalla definizione dell’ Oxford English Dictionary 2013 ” strong desire to travel: a man/woman consumed by wanderlust).

    Quindi non poteva esserci termine migliore per questa bellissima sindrome del viaggiatore!

    Questa perenne voglia e necessitá di viaggiare, trovati in questi specifici geni, vengono attribuiti soltanto al 20% della popolazione; infatti in molti custodiscono il desiderio di partite ed affrontare nuove avventure, ma in pochi lo fanno.

    Questo “gene del viaggiatore” è piú comune in popoli che hanno avuto in un passato storico oppure recente, un trascorso di spostamenti, trasferimenti oppure flussi migratori che li hanno spinti a cercare se stessi o la propria fortuna altrove.

    In chiave moderna, questa sete di viaggiare e nutrire la propria anima di esperienze a 360 gradi, rappresenta la voglia di costruire noi stessi attraverso nuove esperienze in giro per il mondo.

    Il sentimento che pervade questi “cittadini del mondo” fa si che l’ultimo viaggio affrontato, non sia mai davvero l’ultimo…



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