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  • Come richiedere il visto per l’India quando si è all’estero

    Richiedere il visto indiano non è affatto complicato, ma a seconda del paese dal quale fate la richiesta vi sarà possibile avere periodi di permanenza più o meno lunghi.

    Questa variabile è ovviamente da attribuire alla relazione che c’é tra l’India ed il paese dal quale effettuate la richiesta.

    Il visto non può assolutamente esser richiesto una volta arrivati alla dogana Indiana, va richiesto prima, sia che partiate dall’Italia attraverso le ambasciate Indiane di Roma e Milano, sia che siate all’estero tramite l’ambasciata Indiana del paese in cui vi trovate.

    Di solito prevede un’arco di tempo di una settimana, di conseguenza è consigliabile restare tutta la settimana nella città in cui si trova l’ambasciata e di trovarvi direttamente una Guest House nei pressi (così se vi dimenticate qualcosa potete “correre a casa” e prenderla!).

    La prima cosa da fare per avviare il processo è andare sul sito ufficiale dell’ambasciata Indiana e compilare la pratica Online.

    Fate attenzione e riempite tutti i campi correttamente dando motivazioni e spiegazioni sensate, altrimenti errori di copiatura come N° passaporto e dati anagrafici possono compromettere l’esito negativamente se consegnato inesatto.

    Se invece vi accorgete di errori durante il ricontrollo finale pre-stampa, dovreste iniziare la pratica online da capo ed assicurarvi di compilarla in maniera esatta!

    Una volta compilato il Form Online, dovete stamparlo.

    Prima di recarvi all’ambasciata del paese ospitante in cui vi trovate, controllate gli orari di apertura ed assicuratevi di essere lì una mezz’oretta prima, per trovarvi in cima alla fila e ricontrollare di avere tutto ciò che vi serve!

    Per evitare disguidi alle Ambasciate, pongono sempre delle macchinette per prendere il numerino, quindi ricordatevi di prenderne uno appena entrate !

    COSA SERVE PER FARE LA RICHIESTA DEL VISTO INDIANO?

    -Compilare il Form online/modulo del visto correttamente e Stamparlo;

    -1 foto da passaporto

    -1 fotocopia del passaporto

    -1 fotocopia del visto del paese del quale fate richiesta

    (ad es. noi facevamo richiesta dal Nepal)

    -Soldi per pagare la Fee / tassa

    Se avete bisogno di periodi di permanenza in India più lunghi, rispetto a quelli concessi oppure difficilmente concessi da alcuni paesi, vi consigliamo di scrivere una lettera che motivi la vostra richiesta (nel nostro caso ha funzionato e siamo riusciti ad ottenere qualche mese in più).

    Questa lettera va stampata ed allegata al vostro dossier al momento della consegna in Ambasciata.

    Ad esempio in Nepal, a 30 metri dall’Ambasciata Indiana c’è una specie di copisteria che si fà carico della compilazione della pratica + tutti gli extra del caso che servono ai seguenti prezzi:

    500 rupie per la compilazione del modulo online + stampa

    300 rupie per la foto tessera delle dimensioni richieste

    25 rupie a fotocopia ( per Passaporto e visto Nepalese)

    Questa opzione non è solo consigliata per i piú pigri, ma anche per quelli che vogliono avere più chance di ottenere il visto Indiano e non sono sicuri delle risposte da dare nel modulo.

    In questo piccolo “ufficio” sanno giá esattamente come muoversi per la richiesta e che risposte dare, con tanto di contatti Indiani se servono… Quindi se siete titubanti, vi consigliamo di investire qualche euro in più ed essere sicuri di compilarlo correttamente!

    COME SI SVOLGE LA PROCEDURA DI RICHIESTA?

    Di norma la richiesta si conclude nell’arco di 1 settimana ,che prevede 3 incontri (se tutto va bene):

    PRIMO INCONTRO

    É consigliabile avviare le pratiche di lunedì per procedere al ritiro il lunedì seguente, portando:

    ⁃ IL VOSTRO PASSAPORTO + FOTOCOPIA

    ⁃ FOTOCOPIA DEL VISTO DEL PAESE DAL QUALE FATE RICHIESTA; (Noi facendo richiesta dal Nepal abbiamo fotocopiato la pag. di passaporto con il visto Nepalese).

    ⁃ 1 FOTO TESSERA FORMATO PASSAPORTO

    ⁃ MODULO DI RICHIESTA DEL VISTO ONLINE STAMPATO

    ⁃ LETTERA STAMPATA (se avete richieste particolari)

    ⁃ SOLDI per pagare la Fee per la richiesta del visto; ( Il costo per la richiesta del visto Indiano dal Nepal è di 4,800 Rupie a persona, ca. 41€, sia che il visto venga rilasciato per 1 mese o 6 mesi)

    Appena entrate in Ambasciata ricordatevi di prendere il numerino per la fila!

    Una volta consegnato tutto e pagato la Fee, (oppure é possibile pagarla al secondo incontro), allo sportello vi rilasceranno uno scontrino con la data del secondo incontro. (che di solito è il giorno dopo, a meno che non ci siano festività in mezzo).

    .

    SECONDO INCONTRO

    Di solito avviene di pomeriggio in Nepal; quindi pendere il numerino per la fila e presentarvi con lo scontrino rilasciato la volta precedente ed il vostro passaporto dietro.

    Viene comunicato l’esito della richiesta di visto!

    Se positivo viene ritirato il passaporto per potervi applicare il visto e viene controllato (attraverso lo scontrino) se avete già effettuato il pagamento.

    Al termine vi indicano il giorno di ritiro del passaporto; ( se avviate le pratiche di lunedì e non vi sono festività in mezzo, il ritiro dovrebbe essere sempre di lunedì).

    TERZO INCONTRO

    In Nepal vi presentate in ambasciata per il ritiro del passaporto dalle 17.30 alle 18.00

    Non dovete fare la fila, di solito vi presentate dicendo che dovete ritirare il passaporto e vi fanno passare senza troppi indugi.

    Il ritiro dura 2 minuti d’orologio.

    Da quel momento in poi siete liberi di andare in India e godervi il vostro viaggio!!

    Una pecca dell’Ambasciata Indiana é che il visto parte dalla data dell’approvazione (ovvero il secondo appuntamento), quindi una volta ritirato avrete già perso diversi giorni.



  • Il nostro Nepal – Viaggio di 3 mesi tra Kathmandu, Pokhara e Lumbini

    Il Nepal, un paese sicuramente speciale per noi, in quanto è stata la nostra seconda meta di viaggio del giro del mondo, nonché primo paese del continente Asiatico.

    Prima di arrivarci non sapevamo bene cosa aspettarci, ma eravamo carichi di emozioni ed adrenalina!

    Partendo da Sofia, con un cambio a Doha per poi raggiungere la capitale il viaggio si è mostrato lungo, ma nulla di così grave da poter abbattere i nostri curiosi spiriti!

    Appena atterrati a Kathmandu, siamo stati accolti da una bellissima tempesta in stile monsonico: una forte pioggia, accompagnata da folate di aria calda per darci il benvenuto!

    L’impatto iniziale, una volta raggiunto il centro della città, o meglio la parte turistica è stato uno shock!

    Non a caso, l’inquinamento atmosferico a Kathmandu non è una cosa da poco; infatti è la città sotto il milione di abitanti più inquinata al mondo!

    Non riuscivamo a vedere oltre ai 30 metri di distanza e gli occhi bruciavano.

    Il respiro era difficoltoso, la gola poco dopo sembrava essere graffiata all’interno.

    Appena scesi dal taxi ci siamo trovati immersi in una distesa di fango e pozzanghere per le strade (non pavimentate a parte i corsi principali).

    Insomma l’arrivo è stato abbastanza traumatico, ma ci siamo dati il tempo di abituarci al tutto, per poter cogliere ciò che di bello c’era!

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    Avendo deciso di passare 3 mesi in Nepal, la metà dei quali sotto i monsoni ci siamo messi l’anima in pace ed abbiamo deciso di occupare il nostro tempo in maniera costruttiva e utile facendo volontariato.

    Per il nostro progetto, avevamo deciso di metterci in gioco offrendo tutte le nostre conoscenze, io come insegnante di lingue e Gio come tutto fare!

    Abbiamo trovato una scuola (di 300 bambini) disponibile ad accoglierci in un piccolo villaggio a 2 ore dalla capitale…inutile dirvi che è stata un esperienza forte, sorprendente e che ci ha permesso di avvicinarci a questo popolo ancora di più!!

    Sono tanti i bambini che ci portiamo nel cuore, e tutt’oggi ci sentiamo regolarmente con il preside della scuola.

    La difficoltà maggiore in certe situazioni, è che ci si sente impotenti perché si vorrebbe aiutare tutti; a dir la verità anche in colpa, perchè noi siamo stati semplicemente più fortunati a nascere in un paese benestante…quindi nella testa balenano strani pensieri, accompagnati però da tanta voglia di fare ed aiutare!

    Per cui, anche se non abbiamo potuto donargli il mondo come avremmo tanto voluto fare, gli abbiamo regalato tutto il nostro tempo e prima di andarcene ci siamo assicurati che passassero una bellissima giornata all’insegna del gioco, regalandogli caramelle e materiale scolastico.

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    Dopo aver vissuto un’esperienza del genere, tutto il viaggio assume una forma diversa, un significato diverso, per cui a quel punto il Nepal ci era già entrato nel cuore!!

    Non solo grazie ai bambini, ma anche spostandoci nelle diverse cittá e muovendoci lentamente abbiamo avuto la possibilità di conoscere persone fantastiche che sono diventati dei veri e propri amici per noi!

    Con loro abbiamo vissuto esperienze uniche: conosciuto le loro famiglie, festeggiato con loro i tanti festival che ci sono in Nepal, fatto delle gite insieme e passato le serate a ridere e scherzare!!!

    A tal proposito una nota la merita la pittoresca Pokhara, non solo per le conoscenze fatte, ma per l’incantevole vista del Lago Phewa e tutto il circondario di montagne (ai quali noi non siam abituati) che donano una vista da cartolina!!!

    Dalla nostra lunga permanenza in questa città abbiamo potuto constatare la differenza del Nepal con e senza i monsoni, che é abissale!!

    L’aria è più respirabile, non ci sono più pozzanghere o fango e non si sente l’umidità addosso tutto il tempo! A quel punto il Nepal era perfetto…quasi magico!!

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    La magia di questo paese va assolutamente attribuita alle incantevoli montagne, alle viste mozzafiato ed il rigoroso verde che predomina ovunque!!

    Pensate che nemmeno gente di mare convinta come noi, ha saputo resistere alla possibilità di fare un breve trekking sul monte Panchase!

    E sanguisughe a parte, nulla da dire…ancora ritornano in mente i panorami visti dall’alto e le luminose vette innevate al sole, così luccicanti da sembrare photoshoppate! 😛

    Dovendo ritornare nella capitale per richiedere il visto Indiano abbiamo dato una seconda possibilitá a Kathmandu, e dobbiamo ammettere che fuori dal periodo dei monsoni è decisamente più vivibile ed è possibile apprezzarne le sue bellezze e la sua unicità.

    Il caos, il traffico e gli odori forti che la caratterizzano sono sempre gli stessi, ma probabilmente il vero Nepal risiede proprio qui.

    Prima di lasciare questo paese abbiamo fatto tappa a Lumbini, altro patrimonio dell’Unesco, ed è stata un’altra sorpresa perchè il complesso di templi provenienti da ogni parte del mondo è veramente pittoresco ed affascinante.

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    Insomma questo Nepal ci ha regalato tanto, e noi personalmente, lo risceglieremmo come tappa per un primo viaggio in Asia altre 1000 volte!!

    Guardando indietro alla nostra esperienza e scrivendo dall’India, ringraziamo di aver vissuto il Nepal prima di arrivare quì, soprattutto per aver funto da “preparazione soft” in vista di questo sovraffollato paese che abbiamo constatato essere molto “tosto” da visitare per la prima volta, insomma non è sicuramente una meta turistica per tutti…ma ne parleremo meglio più avanti.



  • Kathmandu e i suoi contrasti | Prime impressioni della zona Thamel

    Partiti da Sofia, dopo una ventina di ore di aereo, con tanto di scalo a Doha, (aeroporto di classe Superior-Lux -anche troppo a dir la verità- in cui abbiamo aspettato svariate ore prima di imbarcarci per il Nepal ) eravamo ormai impazienti di arrivare e vedere cosa questa città avesse da offrire!

    Una volta atterrati eravamo pronti, a farci stupire…o almeno così pensavamo!

    Siamo stati accolti da una leggera pioggia tipica dei monsoni che caratterizzano questo periodo; data da leggere precipitazioni durante la giornata che rinfrescano un po’ dall’atroce caldo, ma lasciano addosso un’alone di umidità ancora sopportabile.

    Usciti dall’aeroporto, dopo il terzo controllo e dopo aver adeguatamente compilato i moduli per il visto ci siamo diretti finalmente verso l’uscita.

    Una folla di tassisti che cercavano di trascinati verso il loro taxi, altri che cercavano di proporti prezzi vantaggiosi con tanto di hotel incluso ecc ecc ecc.. e nell’arco di venti secondi ti trovi già nella frenesia di questa città senza neanche rendertene conto.

    Noi abbiamo deciso di allontanarci dalla sfilza di tassisti privati per raggiungere l’enorme cartellone con il listino prezzi dei taxi, onde evitare proposte-fregatura, (molto d’aiuto per poveri turisti ignari alle prese con una moneta che lascia alquanto perplessi).

    Infatti, arrivati in loco abbiamo deciso di andare in un Exchange a cambiare un po’ di soldi giusto per il taxi, in quanto non sapevamo ancora se il cambio lì fosse conveniente o meno.

    Siamo usciti da quel baracchino con una montagna di banconote che in realtà valevano pochissimo.

    Eravamo sconcertati.

    Il tragitto verso Thamel (la parte turistica di Kathmandu) sarà durato 20 minuti ca. ma i km erano pochi, si capiva.

    La guida era spericolata, alternata da flussi di auto, moto, motorini che andavano all’impazzata, a momenti in cui si passava ai 10 km/h; quello è stato un primo assaggio del frenetico ritmo della città.

    Dal finestrino vedevamo un affollamento fuori dalla norma per quelle stradine, sia di veicoli che persone ai margini delle strade e soprattutto gli odori che a tratti entravano prepotentemente nell’auto.

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    Una volta arrivati nella Guest-House e concordato il prezzo di 12 $ a notte in camera doppia, siamo finalmente entrati nella nostra Guest Room. Inutile dire che non ci aspettavamo grandi cose essendoci informati prima di arrivare ovviamente, ma vedere con i propri occhi e toccare con mano è sempre diverso.

    La camera proprio minimal, dotata di una piccola finestrella e con nostra sorpresa una toilet interna con l’aggiunta di un un velo di polvere e sporcizia che completavano il tutto.

    Inutile dire che nei giorni seguenti abbiamo tentato la sorte in diversi Hotel della zona, ma diciamo che il livello è più o meno lo stesso e giustamente rispecchia il luogo.. infatti, considerato che il Nepal fa parte della categoria di paesi del Quarto mondo, questi posti erano già al di sopra delle potenzialità purtroppo.

    Le persone sembrano sempre incuriosite dagli occidentali, li guardano con tanta curiosità. Inutile dire che il sesso femminile attira ancor di più l’attenzione, ricevendo occhiate risultanti anche un’ po’ sgradevoli a lungo andare.

    Le persone restano sempre e comunque sorridenti e gentili e se possono aiutano! 

    La comunicazione di base in questo paese non è un problema, sarà per la grande percentuale di etnia Indiana o per l’ondata turistica ma con l’inglese si riesce sempre a comunicare!

    Ciò che colpisce sia all’arrivo che a lungo andare sono gli odori fortissimi emanati dai cumuli di immondizia agli angoli delle strade; i forti odori di fritto provenienti dalle improvvisate friggitorie di strada con un mix di spezie dagli odori contrastanti, forse troppo forti per noi occidentali poco abituati; le ondate di incenso che a volte sbucano improvvisamente mentre si percorrono stradine qualunque pervase dal fango.

    La vita è dura per gli abitanti di questo paese, la povertà si percepisce, ma si percepisce anche l’umiltà di queste persone che pur avendo il fisico di adolescenti tredicenni, scarni, ma con dei muscoli che sbucano come grappoli sulle magre braccia, tirano su degli immensi sacchi di yutah che pesano il doppio di loro.

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    L’umiltà trasuda anche dalle persone di età forse non troppo avanzata, ma dal viso segnato, stanco, avvolti da vestiti consumati e polverosi, che con un fil d’animo spingono delle biciclette con carichi immensi o rishow; oppure altri che lavorano su impalcature e cantieri improvvisati nelle affollate strade di città, che preferiscono spaccarsi la schiena piuttosto che mendicare nella zona di Thamel, nonostante sia piena di facoltosi turisti ai quali sarebbe facile estorcere qualche rupia.

    Le strade sono pervase da mini negozietti e baldacchini che vendono in serie le stesse cose, dagli snack ai beni di prima necessità come riso,olio ed altre farine.

    Un pasto completo in un ristorante locale qualunque, per noi occidentali è ovviamente abbordabilissimo e si aggira intorno alle 300 Rupie, ( meno di 3€).

    Invece, il budget giornaliero di un nepalese si aggira intorno alle 250 Rupie ca. considerando che gli stipendi vanno dalle 8.000 – 10.000 Rp (ovvero 80 ai 90€) mensili; inutile dire che questi stipendi impongono standard di vita, che con la “vita” non hanno nulla a che vedere.

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    Il cibo qui è un problema sia per che vi abita per la carenza di danaro, che per chi visita il paese; infatti, la cucina locale non è delle migliori che si possono trovare in Asia, purtroppo ha ereditato pochissimo dalla cultura culinaria degli sfiziosi paesi vicini (Cina e India).

    Per i turisti che vogliono assaporare la cucina locale, sarà un problema fare un pasto senza rischiare intossicazioni date dall’uso di acqua di rubinetto, carni e prodotti “freschi”, che una volta scartati tra le pietanze del menù che li contengono, vi rimarrà ben poco da scegliere.

    L’acqua non proveniente da bottiglie sigillate è assolutamente da evitare in ogni forma: dai cubetti di giaccio, alle brocche riposte sui tavoli, ed attenzione alle bottigliette d’acqua spacciate per potabile (controllate sempre i sigilli!!! ).

    Perché dire di no ai freschi: vi sono lunghi periodi di tempo in cui viene staccata la corrente in tutto il paese, e non tutti sono attrezzati con generatori, oppure questi non sempre rispondono prontamente alle interruzioni, sta di fatto che i cibi da frigo che subiscono queste interruzioni di corrente ed ovviamente di refrigeramento vanno a male e non vengono buttati.

    Siccome non sono casi isolati, ma è una routine vera e propria sono sconsigliati.

    Si trovano anche dei supermercati rivolti solo agli occidentali ovviamente, (in quanto la gente del posto acquista al mercato oppure nei baracchini di strada), ma non pensate all’assortimento che trovate nei supermercati europei, no! In questi si trovano prevalentemente snack, succhi, bibite gassate, acqua ma nulla di veramente sostanzioso..quindi se decideste di far affidamento solo su quello, vi dico gia che non funzionerebbe! Anche il più accanito consumatore di snack si stancherebbe dopo 2 giorni e reclamerebbe un pasto vero e proprio.

    La frutta rimane una scelta abbastanza accettabile per rifocillarsi senza troppe paure, infatti è possibile trovarla ad ogni angolo di strada, una volta assaggiata vi renderete conto che non ha nulla a che vedere con la frutta importata nei nostri paesi spacciata come “esotica”.

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    Il paradosso di questo luogo sono: la povertà assoluta e la fede che questi hanno, infatti molte delle loro energie ed i pochi averi che possiedono vengono donati ai templi come offerte.

    Kathmandu possiamo classificarla come città dai vari toni contrastanti:  da una parte le strade piene di fango, fango che mentre si cammina viene schizzato qua e là dalle ciabattine di gomma che lo catapultano verso il retro dei pantaloni o delle gambe scoperte, che di tanto in tanto incrociano dei vasi enormi dorati, pieni di fiori freschi che vi galleggiano sull’acqua, coloratissimi, profumati naturalmente e di odori forti di incensi, che si fanno spazio con queste piccole scie di fumo che contrastano il paesaggio esterno.

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    Il paesaggio urbano porta ancora le tracce del terremoto che ha distrutto gran parte delle case o baracche che siano, ed ha aggravato ancor di più una situazione alquanto difficile.

    Oltre alle case e strade dissestate enormi grovigli di cavi dell’alta tensioni primeggiano su di queste, sulle quali a volte è possibile vedere delle scimmiette allontanarsi da qualche tempio dei paraggi.

    Le strade invece, tranne quelle principali che sono asfaltate, sono date semplicemente da sentieri di terreno, fango oppure melma mista a tegole e rifiuti sparsi qua e là.

    Dalle diverse etnie che compongono gli abitanti di questo paese, che anche un occhio poco attento potrebbe cogliere, vi sono infatti caratteristiche somatiche diversissime tra loro, ed a parte questo anche il credo religioso ne modifica il vestiario, da quello più semplice a quello più estroverso, colorato e di chiaro richiamo indiano che colora le strade.

    Che dire, è un paese che emoziona e dà tanto a cui pensare; doveroso ammettere che i templi sono pervasi di una quiete che lascia all’esterno tutti i pensieri negativi e difficoltà che queste persone possono avere… per cui in un certo senso capiamo anche il perché dell’affollamento e della morbosità verso certe pratiche e consigliamo assolutamente di visitarli!

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