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  • THE BIGGEST RESORT EVER SEEN: NEXUS RESORT – KOTA KINABALU (MALAYSIA)

    Some say it’s heaven”, this is how my experience with Nexus Resort in Kota Kinabalu- Borneo began…

    To treat myself I decided to spend some time in paradise, I’m not exaggerating… Looks really like paradise! read more

  • Turismo responsabile a Siem Reap (Cambogia)

    Quando finalmente si avvicinano le vacanze e non abbiamo le idee chiare su dove andare, iniziamo a scandagliare attentamente tutte le possibilità cercando di trovare qualcosa di diverso dagli anni precedenti.
    Solitamente si parte
    con le migliori intenzioni, cioè di trovare un posto unico, a stretto contatto con i locali e che mantenga gli usi e le tradizioni del luogo.
    L’idea di base in realtà è quella di avere un esperienza genuina e di poter dare qualcosa in cambio, di poter regalare non solo un sorriso ma essere uno di quei turisti che in qualche modo fanno la differenza!
    Molte volte le buone intenzioni ci sono ma non si sa in che maniera trovare questi posti e dove andare di preciso, bene questa è la storia di un esperienza bellissima che parte in Cambogia!


    Abbiamo scoperto una community di strutture turistiche socialmente responsabili a Siem Reap, le quali non vedono le proprie aziende esclusivamente come fonti di profitto ma anche come trampolino di lancio per un cambiamento e miglioramento di vita per la comunità locale!
    Qui si parla di strutture alberghiere per turisti di tutte le tasche, dall’ostello alla boutique di lusso e l’Hotel di catena di alto livello.
    Questa cooperazione e cambiamento da parte di questi enti così diversi tra loro (e certamente con risorse diverse) dimostra che se si vuole il cambiamento, SI PUÒ FARE!
    Il turista è capace di scegliere responsabilmente e supporta a pieno iniziative che agiscono con etica, che rispettano l’ambiente e supportano l’economia locale!


    A livello pratico questi sono i cambiamenti adottati e quelli che sarebbe bene pretendere:
    – PLASTIC FREE PROJECT – si sta cercando di eliminare del tutto l’utilizzo della plastica dalle strutture: vengono consegnate agli ospiti delle borracce “Refill not landfill” per essere riusate e riempite nelle “Refill Stations”, in cui l’acqua non solo è sempre gratuita ma si evita così l’acquisto di numerose bottiglie di plastica che vengono poi gettate producendo un numero esorbitante di plastica usata.
    – La plastica di tutte le forme viene bandita e sostituita: dalle bottiglie di plastica alle borracce in alluminio; cannucce di plastica sostituite da bambù e le buste di plastica da comode ceste in vimini.
    – La spesa viene fatta al mercato locale per sostenere l’economia della zona e viene recapitata in dei cesti di paglia prodotti in loco.
    – Box del take away sono 100% biodegradabili!
    – Non esistono sprecherie alimentari, infatti viene tutto donato ai membri dello staff.
    – Lo staff negli alberghi è totalmente composto da locali: questo non solo dà posti di lavoro, ma sprona sempre di più la comunità ad acquisire famigliarità con lo studio di lingue straniere ed estendere i propri orizzonti.
    Solitamente queste strutture collaborano con scuole alberghiere che integrano ed istruiscono i bambini di strada, interrompendone il ciclo di abbandono, mendicanza, povertà e traffico umano a cui sarebbero andati incontro. (Sala Bai Hotel School )
    – I ragazzi vengono istruiti e presi sotto l’ala protettiva di queste strutture in cui non solo acquisiscono l’esperienza lavorativa ma vengono anche assunti. ( Green Gecko Project )
    – Una scuola locale di Siam Reap incentrata sulla pasticceria si occupa della rieducazione di ragazze strappate alla strada ed alla povertá.
    – Queste strutture per sostenere il progetto non solo si riforniscono da loro ma si impegnano ad assumere direttamente il personale da lì. ( Bayon Pastry School )
    – I rifiuti organici delle strutture vengono donati ad un organizzazione locale che produce concime per le piante, compost che gli Hotel stessi acquistano successivamente per la manutenzione delle proprie aree verdi.
    – Promuovono la crescita personale ed artistica del residenti. ( Siem Reap’s Music Art School)
    – Gli hotel si impegnano nella salvaguardia del paesaggio naturale e si riuniscono ognuno con i propri “vicini di casa” con lo scopo di dedicare delle giornate di pulizia alla propria area ed alle zone circostanti; tutti insieme per le strade a raccogliere i rifiuti!
    – La plastica rinvenuta viene donata al “Rehash Trash”, per il riciclo e la trasformazione in bellissimi oggetti.


    Questi sono degli ottimi cambiamenti che fanno veramente la differenza sia nell’immediato che a lungo termine, ma se noi viaggiatori e turisti non ci impegniamo nel chiederli e pretenderli (visto che si può anche partire facendo dei piccoli cambiamenti che non hanno bisogno di investimenti economici ma solamente impegno e senso civico) almeno premiamo chi lo fa!!




  • Refill not Landfill – Progetto ecosolidale per ridurre lo spreco di plastica in Asia

    Nasce a Siem Reap il progetto “Refill not Landfill”, un’iniziativa che non punta solo a ridurre sensibilmente lo spreco di plastica in Cambogia ma vuol esser un vero e proprio punto di riferimento per educare le
    persone ad un turismo più consapevole, un turismo responsabile.

    Si stima che ogni anno vengano buttate via dopo l’uso oltre 130 milioni di bottiglie di plastica e considerando che solo qui a Siem Reap i visitatori sono oltre 5 milioni all’anno, è proprio a loro che è rivolta questa campagna di sensibilizzazione.

    Alla base del progetto c’è l’introduzione di pratiche ed eleganti borracce in alluminio, che le strutture nel settore del turismo e dell’ospitalità, mettono a disposizione del turista durante la sua permanenza in città.
    Il guest non solo avrà a disposizione per l’intero soggiorno questa borraccia, ma potrà ricaricarla gratuitamente di acqua fresca tutte le volte che desidera.
    Essendo tante le strutture ricettive che hanno aderito al progetto (guest-house, hotel di lusso, bar, ristoranti ecc…) sarà facile per il turista potersi rifornire d’acqua in ogni momento della giornata ed ovunque si trovi in visita.
    Sul sito www.refillnotlandfill.com è possibile consultare la mappa di tutte le refill station della città così che sia più facile e comodo raggiungerle.

    Tutto questo porta ad un notevole risparmio di plastica considerando che il clima tropicale della Cambogia porta in media una persona a bere dai 2 ai 3 litri di acqua al giorno.
    Se pensiamo anche ai soldi che il turista risparmierebbe possiamo affermare che sarebbe quasi da “stupidi” non abbracciare questo progetto per i tanti vantaggi che ha sia dal punto di vista economico, ma soprattutto per quello sul positivo impatto ambientale.

    Dietro a questo progetto ci sono gli sforzi e l’impegno di tante persone che credono in tutto questo e nel loro piccolo stanno facendo qualcosa di concreto per ostacolare questo inutile spreco di plastica.
    Alla base di tutto però rimaniamo noi, consapevoli ormai dei danni provocati dalla plastica, che possiamo contribuire in maniera significativa a migliorare il mondo semplicemente scegliendo e premiando durante le nostre vacanze queste strutture che hanno un occhio di riguardo per l’ecosostenibilità ed il futuro di tutti noi.




  • Lipston’s Seat e le piantagioni di tea in Sri Lanka

    Oggi visiteremo una delle piantagioni di tea più belle ed estese dell’intero Sri Lanka, in cima alle quali si trova il Lipton’s Seat dal quale è possibile godere di una vista davvero mozzafiato.

    Si parte da Haputale, situata nel centro sud del paese, molto nota per le piantagioni di tea iniziate da T. Lipton.
    Ad una altezza di ca. 15.000 metri sul mare, il paesaggio attorno alle coltivazioni è spettacolare: si hanno scorci di organizzatissimi appezzamenti di terra con le piante tutte in fila, suddivisi in blocchi ben precisi; una varietà di alberi altissimi sorgono dalle piantagioni regalando un po’ di ombra, addirittura a quest’altezza in mezzo a tutto questo vigoroso verde spuntano pure delle palme qua e lá!


    L’idea di far visita alla Factory è venuta spontanea quando una mattina svegliandoci all’alba per goderci il panorama dalla cima, abbiamo notato un autobus pieni di gente dirigersi ad una trentina di km dal centro cittá di Haputale, in una zona comunemente nota per le piantagioni di tea…infatti si stavano dirigendo tutti a lavoro.
    Al che abbiamo ben pensato di non accontentarci solo della meravigliosa vista delle piantagioni circostanti alla nostra Guest House immersa nel verde, ma di andare direttamente in visita alla madre di queste: La Dambatenne Tea Factory.
    Su consiglio del locali il giorno seguente ci siamo diretti in loco con un Tuc-tuc prima dell’alba, per goderci lo spettacolo della palla infuocata elevarsi dalle distese di tea.
    La strettissima strada, le curve ed i su e giú del piccolo mezzo hanno reso l’inizio della giornata un po’ avventuriero ed impazienti di arrivare sulla cima per apprezzare i primi raggi di sole sulla pelle, che dopo l’aria fresca del primo mattino risultano ancora piú piacevoli.


    Il costo del tuc-tuc è di 1200 Lkr per l’andata (fino alla Lipton Seat con il view point), e 1500 compreso il ritorno.
    Non abbiamo preso il bus semplicemente per arrivare prima del lavoratori e sistemarci in cima al View point detto Lipton’s Seat in attesa del sorgere del sole, magari sorseggiando una bella tazza di tea fumante.
    Per chi fosse interessato all’autobus verso la Lipton Factory da Haputale, la partenza è prevista intorno alle 07:00 una volta che il bus si è riempito, con un economico ticket di 28 Lkr.
    Per raggiungere il Lipton’s Seat, dove è possibile ammirare tutto il panorama da un view point bisogna pagare un ticket di 50 Lkr a persona e 50 lkr anche per il tuc-tuc se vi fate accompagnare fino in alto, altrimenti si pagano i biglietti senza includere il mezzo e si percorrono ca. 4 km a piedi fino alla cima.
    Una volta ammirato il panorama dalla cima, o ci si dirige verso la fabbrica di the a 7km di distanza a piedi oppure in Tuc-tuc.
    La fabbrica è operativa 24 giorni al mese, eccetto le domeniche di riposo in cui ovviamente non è visitabile.


    Per il tour al suo interno non ci sono orari precisi, si arriva all’entrata dove c’è il manager addetto alla visita ed appena si forma un gruppetto di persone il tour parte; dura 20 minuti al costo di 250 Lkr a persona.
    All’interno della fabbrica ci attende una visita guidata in Inglese con la spiegazione dei processi di produzione dei vari tea, sino al raggiungimento di 8 tipologie diverse derivanti dalla stessa qualitá di foglia di tea.
    Quattro di queste ultime sono le piú pregiate, mentre le altre subendo un tipo di lavorazione diversa sono meno elaborate e comunemente vendute a prezzi bassi.
    Ogni giorno vengono raccolti a mano all’incirca 20.000 Kg di foglie di tea dalla cima delle piante, e circa l’85% di queste sono foglie giovani dalle quali si ricava un prodotto finito migliore.
    Dopo la lavorazione si ottengono 4,600 kg giornalieri di tea finito da vendere alle aste nella capitale; di questi soltanto la metá vengono venduti alla Lipton, i restanti tutti ad acquirenti locali.


    Sembrerá strano che la Lipton Factory non venda tutto il prodotto esclusivamente alla Lipton appunto, in realtà della connessione tra la fabbrica e le piantagioni è rimasto solo il nome di Thomas Lipton, investitore e ideatore del marchio.
    Infatti l’attività iniziata nel 1800 da questo lungimirante personaggio che si innamorò del paesaggio di questa terra, diede luogo ad uno dei primi esempi di marketing “One to All”, ovvero di distribuzione da “Uno a tutta la massa”; in seguito la fabbrica venne rilevata la un imprenditore Cingalese che tutt’oggi continua a condurre l’attività iniziata piú di 200 anni fa.



  • Trasporti in Nepal | La miglior guida per spostarsi da Pokhara a Kathmandu e non solo…

    ARRIVARE A/ DA POKHARA / KATHMANDU

    -TOURIST BUS:

    In partenza ogni mattina alle ore 7.00 dalla stazione degli autobus fuori Thamel, detta Bus Park di Kathmandu.

    I prezzi vanno da 500-1000 NRS ( Nepali Rupies) in rapporto al bus che si prende, ovvero dal local bus al Turist bus che è di gran lunga meno affollato e più comodo se così si può dire.

    Il viaggio dura dalle 6 alle 8 ore in base al traffico e alle condizioni della strada, in piú sono previste almeno due pause per la colazione ed il pranzo.

    La fermata del Turist bus Stop a Pokhara é situata nella zona sud del Lake Side.

    Per farvi capire meglio come é dislocata l’area, tutta la città è stata costruita intorno al lago Phewa, un lato di questo cade ai piedi della montagna, invece l’altro, rappresenta l’anima della città con negozi, ristoranti, hotel, guest-house ecc… Tutto ció si estende per una lunghezza di 5km.

    – LOCAL & MICRO BUSES:

    In partenza ogni 30 minuti dal Kalanki Bus Park di Kathmandu dalle ore 5.00 del mattino fino al tardo pomeriggio.

    I micro bus, ovvero van bianchi della Toyota, impiegano 5-6 ore e costano sulle 500 Rs; mentre i bus locali approssimativamente sulle 400-500 Rs.

    Entrambe si fermano di norma solo una volta salvo imprevisti.

    Il capolinea è al bus stop di Prithivi Chowk di Pokhara, che si trova a 5-10 minuti di distanza dal Lake Side in taxi al costo di 250-300 Rp.

    ARRIVARE A/ DA CHITWAN / POKHARA:

    Il modo migliore per viaggiare da Pokhara vs Chitwan, é raggiungere il villaggio di Sauhara collocato fuori il Parco Nazionale di Chitwan attraverso il Tourist Bus.

    Gli autobus turistici partono tutti i giorni dalle 7.00 del mattino, il tempo di percorrenza previsto è di 6-7 ore ed il costo 400-600 Rp per tratta.

    ARRIVARE A/ DA TREKKING ROUTES (PERCORSI DI TREKKING)

    – LOCAL BUS:

    Affollatissimi bus locali partono ogni 30 minuti dalle ore 5.30 del mattino fino alle 15.00 del pomeriggio.

    La maggior parte dei percorsi di trekking nella regione dell’Annapurna partono dal Baglung Highway a Phedi, Khare, Lumle e Nayapur.

    Il circuito dell’Annapurna comunque, parte da Besisahar, ad est di Pokhara.

    2 Bus in partenza di prima mattina da Prithivi Chowk diretti vs Besisahar al costo di 250 Rp e ca. 5 ore di viaggio.

    Oppure potete prendere qualsiasi bus diretto verso Kathmandu e cambiare a Dumre.

    – TAXI:

    Da Lakeside a Phedi i micro taxi costano ca. 1000 Rs;

    Da Lakeside a Nayapul 1800 Rs;

    Invece se prendete il taxi dal Baglung bus park (stazione di bus locali) di Pokhara, il costo è rispettivamente di 900 e 1500 Rs.

    –  JEEP/MINI VAN:

    È estremamente semplice trovare delle jeep o mini van con guidatore e senza da affittare lungo il Lakeside; è estremamente indicato se si é un consistente gruppo che si avvia a fare trekking per cui dividendo le spese si può ottenere un ottimo prezzo.

    ARRIVARE A/ DA INDIAN BORDER (CONFINI INDIANI):

    Il confine più vicino con l’India passando da Pokhara è a Sonauli, ma purtroppo non ci sono tourist buses diretti là; l’alternativa è il local bus in partenza da Prithivi Chowk diretto a Bhairwara vicinissimo a Sonauli.

    Altrimenti, diversi bus passano via Mugling (sulla strada per Kathmandu) o direttamente a sud di Thansen e Butwal attraverso la drammatica e bellissima Siddhartha Highway.

    Passando attraverso Birganj, Nepalganj e Mahendranagar può essere raggiunto un altro border con bus diurni e notturni da Pokhara.

    – TOURIST BUS PARK

    Il principale Bus Park ovvero la stazione principale dei Tourist Bus di Pokhara è situato a 50 metri dal Rasta Bank Chowk.

    Da lí è possibile partire per Kathmandu, Chitwan e Lumbini registrandosi 30 minuti prima della partenza del bus.

    – BAGLUNG BUS PARK

    Questa é una stazione di bus locali diretti dal nord all’ovest di Pokhara attraverso la Baglung Highway se state andando vs Phedi,Nayapul oppure Beni per iniziare il vostro trekking di prima mattina.

    Questa stazione è raggiungibile in 5-10 min. attraverso taxi per 250-300 Rs oppure chiedendo info ai locali per prendere dei local bus di passaggio diretti nella stazione per un costo inferiore alle 70 Rs a persona.

    – PRITHIVI CHOWK BUS PARK:

    La stazione principale dei Bus locali in partenza verso tutte le direzioni: est, sud, sud-est, incluso Kathmandu, Gorkha, Tansen & Butwal e Sanauli.



  • La cerimonia di cremazione a Varanasi

    Per qualsiasi persona che abbia girato l’India l’arrivo a Varanasi è accompagnato dalle solite cose che si trovano nelle altre cittá: il caos del traffico congestionato, il sovrappopolamento ed i forti rumori.

     

    Eppure nell’aria si avverte qualcosa che la distingue e la rende unica questa sacra cittá meglio conosciuta come Benares o Kashi dagli indi.

    Varanasi è forse più la cittá dei morti e dei morenti che dei vivi, infatti è la cittá di Lord Shiva il distruttore.

    Gli Indù raggiungono la città con il desiderio di morirvi e liberarsi dal ciclo di reincarnazione attraverso il Moksha, arrestando così il perpetuo ciclo di vita e morte dopo aver abbandonato il corpo in questa vita terrena.

    Questo è quello che spinge gli Indù ad avere come aspirazione massima il rito di cremazione sulle rive del sacro fiume Gange.

    Attenzione, non pensate che le cremazioni avvengano solo a Varanasi, ma questo è il posto piu auspicable in quanto contiene il cosidetto “sacred eternal fire”.

    Quest’ultimo, usato nella cerimonia di cremazione assieme all’acqua del fiume Gange fungerebbero da elementi purificatori nella celebrazione funebre.

    Questa cittá è intensa e complessa e proprio mentre nella sacralitá della cerimonia funebre me ne stavo lì a pensare è arrivato il solito avvoltoio di turno a cercare di lucrare sulle morti altrui.

    L’india in generale è un po’ così, imprevedibile…

    Sono così legati alle loro celebrazioni e sacralità ma poi arriva uno sciacallo qualunque e smonta tutto.

    Non solo alcuni vogliono “permetterti” di fare foto ai defunti (che non sono nemmeno loro parenti) ma altri cercano di spacciare ai turisti in prossimitá del Ghat perché sanno che è territorio fertile, pieno di turisti pronti all’acquisto.

    Così tra un celebrazione e l’altra oltre ai canti dei parenti che trasportano i loro cari, si sente bisbigliare un leggero “Hashh… Weed…Marjuana..?”..che rovina l’atmosfera.

    Ma giustamente dobbiamo aspettarci anche questo dal momento in cui “noi occidentali” prima di tutto, li abbiamo abituati a questi atteggiamenti.

    Mentre i pensieri vagavano, cercavo anche di seguire il rituale funebre in mezzo a tutto quel caos.

    La prima volta non si dimentica facilmente, perchè ci si sente un po’ fuori luogo e forse anche di troppo, ma poi ci si rende conto che lì in mezzo rappresentiamo solo un puntino in mezzo ad una folla.

    Ognuno pensa al proprio dolore, al proprio lavoro da portatore del fuoco sacro oppure a trasportare il legno delle pire.

    Quando i maggiori sentimenti contrastanti passano ci si concentra solo su ciò che si vede, cercando di restare anche un po’ freddi per non farsi sopraffare dalle emozioni.

    Per non reagire di pancia ed in maniera emozionale alla celebrazione, facevo quasi finta che vedere un piede che lentamente prende fuoco e cambia colore non mi toccasse, non mi facesse rabbrividire.

    Immediatamente si cerca di combattere anche la minima possibilitá di sentire gli odori, oppure di allontanare la fuligine dei cadaveri che ci si posa sui tuoi vestiti e ti entra nelle narici.

    Si cerca di assistere ed osservare come se fossimo dall’altra parte di uno schermo, lontani ma non troppo, da non perderci ogni minimo dettaglio e passaggio del rito.

    Non c’è stata occasione in cui non abbia ammirato questa “condivisione del dolore”, questa celebrazione così forte, significativa e dal rituale ben preciso.

    I corpi vengono trasportati verso i Ghat da amici e parenti, tutti rigorosamente di genere maschile ed accompagnati da canti che scandiscono il passo ed esprimono spesso anche il loro dolore.

    Il defunto viene avvolto da diversi strati di teli bianchi e pure arancioni/rossi verso l’esterno; infatti ognuno dei famigliari una volta che il cadavere viene posato sulle rive dei fiume, posa un panno sul cadavere fino a quando non è ricoperto da numerosissimi veli.

    Il defunto viene poi lavato nel fiume, a volte vengono in parte spogliati mentre altre direttamente immersi con i tutti i teli.

    Solamente il viso resta scoperto in questa fase, in quanto la procedura di purificazione prevede l’immersione del corpo e poi con cura si posa un pugno d’acqua nella bocca del defunto e di colui che esegue il rituale.

    Nel frattempo, alcuni degli addetti al fuoco compongono le pire di legno in attesa del corpo.

    Una volta sistemato il corpo sulla pira, altro legno viene posto sul defunto per bloccarlo ed evitare che contrazioni involontarie dovute dalla combustione lo facciano muovere oppure come successo in casi peggiori, il busto si alzi come se fosse seduto sulla pira.

    Per evitare che durante la combustione vengano emanati cattivi odori, trucioli di sandalo vengono sparsi sul corpo e sulla pira per i meno abbienti, mentre chi può permetterselo compra direttamente tronchi di sandalo.

    Una volta organizzato tutto, un addetto al tempio porta la fiaccola con il sacro fuoco eterno, che si dice bruci nel tempio da ca. 3000 anni.

    La fiaccola viene data ad un membro maschile della famiglia della vittima, solitamente il figlio maschio, il fratello o marito..mai alle donne comunque.

    Questo per una ragione precisa, perchè l’uomo che appiccherà il fuoco, deve passare per un rito che prevede la purificazione nel fiume attraverso il bagno, la rasatura dei capelli ed indossare una semplice veste bianca.

    Per 11 giorni dalla morte del defunto in segno di lutto, tutta la famiglia e soprattutto quest’ultimo, devono condurre una vita semplice e fatta di rinunce.

    Devono dormire per terra, indossare delle vesti umili e poco appariscenti e mangiare un solo pasto al giorno.

    Appena la fiaccola viene data al destinato alla cerimonia, esso inizia a recitare delle preghiere e girare in cerchio intorno alla pira per 5 volte, per aiutare l’anima del defunto a connettersi con i 5 elementi naturali; dopo di che il fuoco viene appiccato a partire dai piedi.

    Le donne possono partecipare alla cerimonia, ma ad una sola condizione: non sono ammessi pianti ad urla, perchè impedirebbero al defunto di lasciare questo mondo in maniera pacifica.

    Infatti l’ascensione dell’anima verso il Nirvana deve essere pura, non triste e dolorosa.

    Il corpo brucia sulla pira per 2-3 ore solitamente, ma questo dipende anche dalle fattezze del defunto: infatti quelli dal peso più pesante hanno bisogno di piú legna e di bruciare più a lungo ovviamente.

    Al termine della cerimonia, oltre alla cenere alcune parti come il cranio ed il bacino spesso resistono alla cremazione, ed i resti non carbonizzati, vengono raccolti in un vasetto di terra cotta e poi liberati nel fiume.

    Purtroppo la corrente del fiume spesso riporta i resti verso la riva, dove cani randagi attirati dall’odore attendono con impazienza il loro “pasto”.

    Diversamente da come ci si aspetterebbe, non tutti gli Indù vengono cremati attraverso la stessa cerimonia funebre;

    Infatti i Sadhu, detti anche Holy Man, donne in dolce attesa e bambini al di sotto dei 10 anni vengono considerati puri, quindi non necessitano del rituale di purificazione.

    Infatti questi ultimi vengono semplicemente avvolti in un telo bianco e posati sulle acque del sacro fiume.

  • Caos in India per le nuove banconote – Info per tutti i turisti

    Colpo di scena in India…demonetizzate” tutte le banconote da 500 e 1000 Rupie!!!

    La drastica decisione è stata presa dal Governo Indiano muovendo i primi passi verso la lotta al “black money“, ovvero il “danaro nero” acquisito attraverso attività legali senza aver però dichiarato il vero profitto di queste, evadendo tutte le tasse ed i contributi del caso. 

    I “dirty money” invece, sono i cosiddetti “soldi sporchi” provenienti da ogni sorta di attività illegali in India. Questa mossa è stata del tutto inaspettata ed imprevista, ma mirata ad impedire corruzione di ogni forma in quanto a breve in India ci saranno le elezioni. Ciò che risulta certo, parlando anche con la gente ed i gestori di attività di ogni tipo è che questo provvedimento ha sicuramente danneggiato più i commercianti “in regola” e la gente comune facendo una considerazione a breve termine, per quanto riguarda il lungo termine sarà da vedere. Una delle piaghe dell’India e causa di disagio é la circolazione di banconote false, infatti si stima che il 50% delle banconote da 1000 rupie in India siano false; ogni 10.000 banconote, 250 di queste sono false, ed il 10% in più delle contraffazioni riguarda tagli da 100 e 500 Rupie.

    Ecco spiegato il perché di questa avventata mossa prima delle elezioni, che ha costretto il governo a provvedere al ritiro immediato ed alla “demonetizzazione” delle banconote da 500 e 1000 rupie. Il disagio vero di questa mossa, per la gente comune è stato proprio il fatto che la notizia è stata diffusa nel telegiornale della sera, con effetto immediato dalla mezzanotte del giorno stesso; tuttavia il voluto effetto sorpresa da parte del governo voleva proprio togliere la possibilità alle organizzazioni criminali di poter organizzare una contromossa in vista del ritiro delle banconote.

    La procedura di ritiro delle banconote prevede la consegna di queste presso le banche nelle quali i possessori hanno il conto corrente, altrimenti chi non ha alcun conto bancario può fare una fila interminabile per poter cambiare solo 4.000 rupie al giorno nella stessa filiale. Potrete immaginare il disagio causato alle attività che sono rimaste a corto di banconote di taglio piccolo, custodite oramai gelosamente! Tutte le attività hanno appeso cartelli in cui viene indicato che non accettano banconote da 500 e 1000 rupie e per i turisti rappresenta un grandissimo inconvenevole.

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    Vi chiederete perché…e la risposta è semplice: qualsiasi turista che cambia cospicue quantità di soldi negli sportelli di “exchange money” viene ripagato con banconote di grosso taglio; stessa cosa quando si prelevare negli ATM, in molti per evitare di ritirare troppe volte e pagare elevati costi di commissione tendono a ritirare il massimo consentito, che viene ovviamente emesso in tagli da grossi.

    Quindi moltissimi turisti si sono trovati elevate somme di denaro per le mani, costituite da banconote “demonetizzate” che nessuno è più disposto ad accettare; gli hotel, i ristoranti, i negozi e nessun ufficio pubblico ovviamente. Il problema per i viaggiatori che si trovano in questo paese al momento è non solo di riuscire a trovare luoghi che accettino pagamenti in carta di credito, ma anche di riuscire a cambiare effettivamente tutto questo danaro.

    Nonostante numerose banche si dimostrino amichevoli e pronte ad aiutare i turisti, il limite di cambio è comunque basso e nella peggiore delle ipotesi quando si devono fare file di centinaia di persone si rischia di passare la giornata intera in fila per poi essere mandati via in quanto non vi è più alcun cambio disponibile. Insomma è davvero il caos!

    Un’ altro grande cambiamento da parte del governo Indiano, è stato quello di introdurre una nuova banconota da 2.000 rupie, oltre ad aver ovviamente cambiato quelle da 500 e da 1000. Se il settore turistico rappresenta uno di quelli colpiti in maniera particolare, ce ne sono ovviamente altri danneggiati in egual modo: infatti, la vendita di oro, diamanti e gioielli ha subito un drastico declino.

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    Dalle affermazioni ufficiali rilasciate dal presidente Indiano ed altri esponenti del governo dopo la manovra, sono state dichiarate la aspettative che hanno condotto a questa decisione: diminuzione della attività appartenenti alla criminalità organizzata, drastica riduzione della corruzione, incrementare l’utilizzo delle carte di credito e quindi delle transazioni legali, aumentare le entrate attraverso la tassazione del denaro in entrata attraverso le transazioni legali, infine il ritiro del denaro falso in circolazione rappresenterebbe un forte deterrente contro il riciclo del danaro sporco in questo specifico periodo di elezioni.

    Il Governo ha dichiarato di rendersi conto della situazione di caos enorme che graviterà sull’India ma ha anche detto che é preferibile il caos delle prime settimane per avere la possibilità di ottenere delle elezioni meno “inquinate”.



  • Assistere alle cremazioni di Varanasi

    Il primo giorno a Varanasi, una volta lasciata la Guest House per dirigerci verso i ghat, pensieri di ogni sorta si facevano strada nella mia testa: ” sarà giusto guardare, documentare o semplicemente stare lí in mezzo come dei pomodori?!…o magari si offendono e ci mandano via.. ” 

    Mano a mano che ci avvicinavamo ai ghat, oltre agli odori forti presenti nei vicoli, una coltre di fumo si ergeva in lontananza.

    Il respiro cambia, è più lento e faticoso ed anche l’odore ha un che di strano, ma famigliare.

    Prima di uscire dal vicolo siamo stati travolti da numerose orde di persone che cantando e trasportando il defunto si facevano spazio in mezzo alla folla .

    Il loro passo era deciso e andava a ritmo della loro cantilena che svaniva mano a mano si allontanavano in quel labirinto di vicoli.

    Le cose iniziavano ad apparire diverse ai nostri occhi, tutto sembrava muoversi ad una velocità diversa, così anche noi iniziavamo a prenderci il nostro tempo per capirle ed elaborarle.

    L’ultimo gruppo di famigliari che trasportavano il defunto davanti a noi, poco prima di affacciarsi sul ghat si ferma bruscamente, facendo sbattere il trasportino di legno nel muro del vicoletto, un toro si era sdraiato 
proprio davanti all’uscita.

    Qualcuno ha iniziato ad urlare e a smuovere il toro con un bastone raccolto per terra e le sue urla in breve si sono amalgamate ai canti dedicati al morto ed il toro si è spostato.

    In breve ci siamo trovati ad ammirare quello spettacolo, unico e suggestivo delle cerimonie funebri sui ghat.

    Pire di fumo si ergono alte verso il cielo colorandolo di grigio.

    La stessa nube grigia avvolge i ghat e la zona circostante, rilasciando nell’aria una leggera fuliggine che si posa dolcemente ovunque.

    Intanto piramidi di legno bruciano senza sosta, la temperatura ed il calore aumentano ed in un attimo vi sembrerà di trovarvi in un girone dell’inferno Dantesco.

    All’improvviso non ci sono più pensieri, la mente si libera e si osserva: i suoni ed i canti sembrano scandire il tempo velocemente, mente la preparazione del defunto ed il rito di per sè sembra lento…o almeno questa è la percezione assistendovi la prima volta.

    Dopo aver assistito a tutto il rituale attentamente e silenziosamente, penso che effettivamente nessuno si è curato della presenza dei turisti stranieri che assistevano alla cerimonia.

    Al contrario in segno di rispetto ti fanno sedere nei gradoni davanti alle pire che bruciano per farti vedere meglio.
Parlando con degli “avvoltoi” del caso, uno dei tanti ci ha chiesto che se volessimo fare delle foto e che sarebbe stato possibile con un “offerta”.

    Al che ricordo di avergli detto: ” ma scusa, la foto non impedirebbe all’anima di lasciare questo modo tranquillamente senza alcun problema?” .. E lui ha risposto di no.

    In merito a questa domanda abbiamo ricevuto svariate risposte ed alcune molto convincenti sebbene affermassero cose diverse.

    Quella con cui mi sono trovata d’accordo è stata la risposta di un ragazzino che vedendomi con una macchina fotografica appesa al collo mi ha fatto cenno di si con la testa.

    Gli ho detto chiaramente “no photo”, come a dire che non avevo intenzione di farla e lui mi ha detto che era ok, che quella è una cerimonia aperta a tutti proprio per essere condivisa.

    Il ragazzo ha continuato sostenendo la sua tesi in maniera convincente, al che mi è venuto il dubbio che fosse così accomodante perchè volesse poi chiedere la solita “offerta”.

    Infatti era così, però quello che aveva detto mi ha dato da pensare.

    Effettivamente tutto viene fatto alla luce del sole per essere condiviso, perchè la morte qui non viene vista come un dolore personale da vivere all’interno delle mura di una casa e solamente con i cari o parenti più stretti.

    Quì no! La morte coesiste tranquillamente con la vita, oserei dire che Varanasi sembra appartenere piú ai morti che ai vivi.

    I canti, le preghiere, la meditazione e la quotidianità stessa viene condotta in maniera tale da assicurarsi un “proseguo” migliore dopo la morte.

    In fondo Varanasi è speciale per questo, tutti gli Hinudisti vogliono morire quì.

    Tutti vogliono essere cremati con la sacra cerimonia sulle rive del fiume, ed assicurarsi di raggiungere il Moksha (ovvero il loro paradiso) e terminare il ciclo di reincarnazione.

    Per loro la vita terrena è solo uno stadio di passaggio, ma non l’ultimo.

    Per questo la morte viene concepita in maniera diversa, dolorosa sicuramente, ma con la ferma convinzione che ciò che brucia sulle pire sia solo il corpo e non l’anima.

    Da quel primo giorno in poi ogni volta che ho potuto ho assistito a tutte le cerimonie, ogni volta che ce n’era l’occasione…e se non c’era la cercavo!

    Non è per intromettersi o guardare furtivamente da turista del caso, ma è proprio per cercare di capire.

    Capire come vivono il dolore, come lo metabolizzano e con quale facilità lo condividono.

    Non c’è una sola volta in cui assistendo non abbia imparato qualcosa.

    Sono esperienze che ti arricchiscono e che trasmettono sensazioni inspiegabili.

    Paradossalmente la morte a Varanasi va “vissuta” per essere capita…o almeno vale la pena provarci.

    Una parte dura da accettare è rendersi conto di respirare la cenere dei morti, di vedere la fuliggine sui propri capelli e vestiti.

    In fondo riflettendoci meglio però…perchè dovrebbe stupire ? Qui la maggior parte delle cose che vediamo rimandano al “medioevo”: come dentisti che operano all’aperto con una sedia su un marciapiede e gli arnesi appoggiati ad un comodino decadente in mezzo alla strada.

    Abbiamo assistito a scene in cui questi “dottori” estraevano qualcosa dalla bocca del paziente, e subito dopo “sbatacchiassero” il bisturi per poi ripulirlo su stracci sporchissimi.

    Tutto questo accadeva “tranquillamente” nel vicolo di una delle vie più trafficate della cittá.

    Spesso abbiamo visto gente lavarsi mani, denti ed addirittura fare il bagno ai bimbi nei ruscelli delle fognature che scorrono ai lati delle strade.

    Per non parlare di quelli che vi lavano le stoviglie, le stesse in cui viene posto il cibo per turisti e locali che mangiano nella “bettola di turno”…come noi.

    Abbiamo visto topi delle dimensioni di tassi girare vicino alle persone, come se fossero turisti a passeggio, per non parlare di quelli che convivono insieme a camerieri e cuochi all’interno dei ristorantini locali lungo le strade.

    Nonostante ogni giorno si vedano cose forti, sono tutti dei pezzetti di un puzzle che rappresentano perfettamente Varanasi.

    Questa è una città complessa, ricca di vita, morte, contraddizioni e curiosità…ecco perchè secondo molti vi risiede il cuore dell’India.

    Secondo me Varanasi non va per forza capita, ma va accettata, come va accettato il loro modo di concepire e vivere la morte.

    Se loro per primi desiderano condividere pubblicamente un avvenimento che per noi è solitamente intimo, famigliare e per pochi, non dovremmo assolutamente sentirci in difetto ed anzi assistere alle cerimonie funebri e cercare di imparare e custodire questi preziosi attimi così diversi dalla società occidentale.



  • Come cambiare le vecchie rupie in India – Info per tutti i turisti Italiani

    Dopo l’improvviso annuncio al notiziario della sera da parte del Presidente Indiano, il Governo ha approvato la “demonetizzazione” delle banconote da 500 e 1000 Rupie a causa dei troppi falsi in circolazione.

    Inoltre tale mossa rappresenta un enorme passo avanti verso la lotta alla criminalità organizzata che guadagna cifre esorbitanti attraverso attività illecite, senza ovviamente pagare alcuna tassa o contributi vari; questo rappresenta un grosso problema per il Governo Indiano, facendogli perdere un sacco di soldi.

    Il ritiro di queste banconote dalla circolazione e ed il rifiuto immediato da parte di ogni sorta di attività ha rappresentato immediatamente un problema per i locali ed ovviamente i turisti.

    Soprattutto chi ha deciso di passare delle vacanze in questo meraviglioso paese per poi trovarsi in una situazione complicata.

    I turisti si trovano in maggior difficoltà in quanto la maggior parte di loro ritira cash presso sportelli ATM e dovendo pagare delle commissioni elevate la maggior parte decide di ritirare il massimo consentito che viene emesso ovviamente in tagli grossi (500-100 rupie).

    La decisione essendo stata presa all’improvviso prima delle elezioni Indiane, ha arrecato un po’ di scompiglio generale, ma un piano di emergenza é stato messo in atto per andare incontro ai turisti.

    Infatti possono scavalcare le chilometriche file passando avanti in una fila prioritaria mostrando semplicemente il passaporto alle guardie all’entrata delle banche.

    Se invece vi trovate sommersi da un orda di gente in fila, vi conviene trovare una guardia nei pressi della banca o di pattugliamento nelle strade che vi scorti sino all’ingresso, dovete semplicemente chiedere di parlare con il Manager della banca. (Dobbiam ammettere che nonostante avessimo saltato molte file passando davando ai locali, mai nessun Indiano si è lamentato o ci ha guardato in “malo modo”, anzi si sono sempre mostrati tutti gentili, comprensivi e disponibili).

    Il massimo convertibile in banca a persona é di 4.000 rupie (sceso a 2000 oggi 18/11/16), ma attenzione:

    Ogni richiesta di conversione va fatta compilando un modulo e presentando un documento valido e visto; quindi la richiesta può essere fatta nella stessa sede con documenti diversi in una sola volta (informatevi meglio quando arrivate in banca perchè non tutte le filiali e non in tutte le regioni dell’India le regole bancarie sono le stesse, così come i moduli di compilazione).

    Ad esempio noi, in due persone, siamo riusciti a cambiare 3 volte nella stessa banca presentando il Passaporto, la patente di guida e la carta d’identità e compilando ovviamente 3 volte il form/modulo di richiesta.

    Così facendo siamo riusciti a cambiare in una ventina di minuti ben 12.000 rupie a testa nella stessa banca.

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    Tale procedura può essere fatta in ogni altra banca fino a quando non avrete convertito tutti i vostri “vecchi” soldi (in alcune banche potrete effettuare il cambio una sola volta, in altre invece potrete tornare anche nei giorni successivi).

    Se vi trovate a Nuova Delhi un’ottima alternativa nel caso doveste cambiare ingenti quantità di denaro è quella di recarvi presso l’ambasciata Italiana, dove avendo un loro conto corrente potranno sicuramente aiutarvi.

    Infine come ultima alternativa, soprattutto se non vi trovate nella capitale, potete inviare una mail a segramb.newdelhi@esteri.it (indirizzo ambasciata Italiana a New Delhi) e spiegando la vostra situazione farvi inviare un’autorizzazione che una volta stampata potrete presentare in banca per richiedere in via eccezionale il cambio da vecchie rupie a nuove della somma richiesta, nonostante questa superi il limite posto dal governo.



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